giovedì 29 marzo 2012

Tartelletta con panna cotta allo zafferano e salsa al vino rosso e prugne

Iera sera a cena abbiamo parlato di famiglia. Non poteva essere altrimenti, dal momento che una coppia di amiche ha appena deciso di sposarsi in Inghilterra e siamo stati invitati alla cerimonia. L’Italia, assieme alla Grecia, è l’unico Paese dell’Unione Europea a non offrire alle coppie omosessuali alcuna opzione: né matrimonio né patto civile.
Non tutti i gay la pensano comunque nello stesso modo sulle nozze, almeno in Italia: in un mondo dove l’omologazione sembra l’unico valore tollerabile, molti omosessuali temono la sola idea di scimmiottare le coppie tradizionali in fatto di matrimonio. Ma il confine fra eterosessualità e omosessualità è davvero così netto? Per quanto mi riguarda, ho sempre cercato rapporti affettivi e sessuali con persone del mio stesso sesso in base a una pulsione interna personale, e non a scelte indotte dall’ambiente o dalle circostanze. Ed è questa la sola cosa che mi distingue da un eterosessuale.
Non cerchiamo tutti una relazione stabile, uno scambio continuo e reciproco di dare e ricevere? Non vogliamo tutti una casa comune e piccoli spazi quotidiani da proteggere, pensare, inventare?
Ogni individuo è unico e irripetibile. I bisogni, invece, sono comuni a tutti.
I miei genitori mi hanno trasmesso un valore imprescindibile: come, senza l’amore, la famiglia non è una comunità di persone, così, senza l’amore, la famiglia non può vivere, crescere e perfezionarsi come comunità di persone.
Perché allora i miei desideri e le mie motivazioni dovrebbero valere meno dei desideri e delle motivazioni di una coppia eterosessuale?
Le nostre scelte sono importanti solo se noi le rendiamo importanti.

DOLCI > TARTELLETTA CON PANNA COTTA ALLO ZAFFERANO E SALSA AL VINO ROSSO E PRUGNE

Pasta brisée > 1 rotolo
Panna fresca > ½ litro
Zucchero > 120 g
Zafferano > 1 bustina
Agar agar > 1 cucchiaino
Vino rosso > 1 bicchiere
Prugne secche > 4
Legumi secchi > q.b.

Prendete il rotolo di pasta brisée e stendetelo con la sua carta forno all’interno di una tortiera rotonda dai bordi bassi, quindi bucherellatelo con i rebbi di una forchetta.
Disponete un altro foglio di carta forno sopra la pasta brisée e riempite lo stampo di legumi secchi, per non far gonfiare l’impasto durante la cottura.
Infornate per 20 minuti in forno già caldo a 200°, quindi eliminate i legumi e la carta forno, e proseguite la cottura per altri 20 minuti a 180°.
In un pentolino, portate a ebollizione la panna con 100 g di zucchero e lo zafferano, quindi aggiungete l’agar agar sciolto in un goccio di latte.
Proseguite la cottura per 5 minuti esatti continuando a mescolare, poi spegnete il fuoco e lasciate raffreddare.
Sfornate la tartelletta, riempitela con la panna cotta allo zafferano e fatela riposare in frigorifero per un paio di ore.
Versate in un pentolino il vino rosso, aggiungete 20 g di zucchero e le prugne, e portate a ebollizione. Continuate la cottura finché il liquido non si sarà ridotto della metà.
Togliete la tartelletta dal frigo 30 minuti prima di servirla.
Distribuite sul dolce un cucchiaio di salsa al vino rosso ancora calda e guarnite con le prugne secche.

giovedì 22 marzo 2012

Seppioline in umido con olive taggiasche

Ho sempre pensato che sia impossibile perdere davvero qualcuno che ho fotografato a sufficienza. La foto è come un oggetto magico, un talismano, un feticcio. È l’unico potere che abbiamo contro la malinconia. Il cibo, come un amore, va fotografato quando è ancora un po’ al dente, mai perfettamente maturo. Perché il ricordo rimanga sempre appetitoso.

SECONDI > SEPPIOLINE IN UMIDO CON OLIVE TAGGIASCHE

Seppioline > 600 g
Passata di pomodoro > 700 g
Acciughe sott’olio > 4 filetti
Olive taggiasche > 2 cucchiai
Erba cipollina > 1 mazzetto
Vino bianco > ½ bicchiere
Olio extravergine d’oliva > 4 cucchiai
Aglio > 1 spicchio
Peperoncino secco > 1 pizzico
Zucchero > 1 pizzico
Sale > 1 pizzico

Svuotate e pulite le seppioline, eliminando l’eventuale osso contenuto nella sacca, gli occhi e il becco. Lavatele sotto l’acqua corrente e asciugatele con carta da cucina.
Versate l’olio extravergine d’oliva in una padella antiaderente e fate dorare uno spicchio d’aglio sbucciato. Aggiungete quindi i filetti di acciuga e le seppioline intere, e fate insaporire per qualche minuto, sfumando col vino bianco.
Unite la passata di pomodoro, un pizzico di zucchero, il sale e il peperoncino, e fate cuocere a fuoco dolce.
Dopo circa trenta minuti aggiungete le olive taggiasche denocciolate e continuate la cottura per altri dieci minuti.
Cospargete infine con un trito di erba cipollina, fate cuocere ancora qualche minuto e servite.

Potete servirle con due contorni semplicissimi:

CONTORNO > SFOGLIE DI PATATA AL SALE MATCHA

Patate a pasta gialla > 300 g
Olio di semi di arachide > 1 l
Sale al tè matcha > 1 pizzico

Tagliate le patate a fette sottili, quindi immergerle per un’ora in acqua fredda.
Asciugatele accuratamente con carta da cucina e friggetele in abbondante olio di semi di arachide a 180°.
Una volta dorate, scolatele e passatele sulla carta da cucina perché perdano l’unto in eccesso.
Passate nel mixer un cucchiaio di sale grosso e ½ cucchiaino di tè matcha.
Spolverate le sfoglie di patata con un pizzico di sale aromatizzato.

CONTORNO > PISELLI AL LATTE

Piselli > 300 g
Scalogno > 1
Guanciale > 30 g
Latte intero > ½ litro
Menta > 10 foglie
Olio extravergine d’oliva > 3 cucchiai
Sale > 1 pizzico
Pepe > 1 pizzico

Versate l’olio extravergine d’oliva in una padella antiaderente e fate imbiondire lo scalogno.
Unite il guanciale a cubetti e fatelo rosolare, quindi aggiungete i piselli e lasciate insaporire per qualche minuto.
Sfumate col vino bianco. Una volta evaporato unite il latte tiepido, il sale e il pepe, e lasciate cuocere a fuoco lento.
Unite le foglie di menta finemente tritate e completate la cottura, fino a completo assorbimento del latte.

sabato 10 marzo 2012

Costoline di maiale speziate al gelsomino con salsa di melagrana

È stata una serata di tempo che cambia, di nuvole che viaggiano in un’aria tiepida. Il vento le ha spinte a passare veloci, come in un repentino trasloco. Ieri il cielo si è stancato di essere azzurro, e si è sentito l’umido profumo della pioggia. E delle lacrime. A cena eravamo soli, con un po’ di malinconia alle spalle e la voglia di riflettere sull’amore, sulla vita, la morte e la caducità dell’uomo. Cucinare mi riequilibra e riconcilia con me stesso e il mondo. Mi aiuta a ricordare senza che la nostalgia distorca le emozioni. Per questa ricetta mi accompagnerà il profumo dei fiori del gelsomino, bello e delicato ma anche robusto e rampicante. Una pianta che ha dato il nome a una lunga costa della Calabria, da cui mio nonno se ne andò il secolo scorso per insegnarmi il valore grande della famiglia.

SECONDI > COSTOLINE DI MAIALE SPEZIATE AL GELSOMINO CON SALSA DI MELAGRANA

Costoline di maiale > 8
5 spezie > 1 pizzico
Sale > 1 pizzico
Olio extravergine di oliva > 4 cucchiai
Pepe di Szechuan > 1 manciata
Pepe lungo del Bengala > 4 grani
Porro > 1
Vino bianco > ½ bicchiere
Brodo vegetale > ½ litro
Fiori di gelsomino secchi > 1 manciata
Melagrana > 1
Limone > 1
Zucchero di canna > 1 cucchiaio
Maizena > ½ cucchiaino

Lavate e asciugate le costoline di maiale, quindi strofinatele con il sale e il mix 5 spezie (finocchio, anice stellato, pepe di Szechuan, cannella e chiodi di garofano).
Fatele rosolare in una padella antiaderente con l’olio extravergine d’oliva, il porro affettato finemente, una manciata di pepe di Szechuan e il pepe lungo del Bengala spezzato, quindi sfumate col vino bianco.
Versate il brodo vegetale fino a coprirle, unite i fiori secchi di gelsomino e lasciatele cuocere per un’ora a fuoco dolce, fino a quando non si sarà asciugato il liquido di cottura.
Sgranate intanto una melagrana e passate i chicchi al passaverdura, raccogliendo il succo in una ciotola. Aggiungete il succo di un limone, 3 cucchiai d’acqua, lo zucchero di canna, la maizena, e fate rapprendere a fuoco dolcissimo, mescolando fino a quando la salsa non velerà il cucchiaio.
Impiattate le costoline di maiale unendo la salsa di melagrana e qualche fiore di gelsomino.

mercoledì 7 marzo 2012

Gnocchi di ricotta e liquirizia con pancetta, mazzancolle e prugne secche

Quando essere innamorati significa soffrire, stiamo amando troppo. Quando nelle conversazioni con gli amici più intimi parliamo di un nostro amore, dei suoi problemi, di quello che pensa, dei suoi sentimenti, allora stiamo amando davvero troppo. Il respiro si fa affannoso, il cuore batte forte ma a un ritmo irregolare, gli sbalzi d’umore condizionano l’appetito: i sintomi del mal d’amore sono un po’ come quelli dell’influenza, ma la febbre non passa mai.
Gli amori finiti necessitano di una lunga convalescenza, e una cena tra amici può rivelarsi un primo soccorso necessario. Così, ieri sera siamo stati travolti dall’irrequietezza sentimentale di chi non è riuscito ad accettare le rinunce imposte da una vita a due. O forse non aveva semplicemente modelli di riferimento rispetto alla famiglia. La sua storia riflette un nomadismo sentimentale figlio della nostra epoca, che costringe a scelte più o meno definitive. Meglio partire o restare, impigliati nella rete di una quotidianità rassicurante?
Forse basterebbe non sentire più il bisogno di avere in pugno la propria vita. Non dover più controllare gli eventi. Solo così, seguendo un po’ l’istinto, si riuscirebbe a scegliere davvero. Per tornare a sentirsi giusti nel posto giusto.

PRIMI > GNOCCHI DI RICOTTA E LIQUIRIZIA CON PANCETTA, MAZZANCOLLE E PRUGNE SECCHE

Farina > 250 g
Ricotta di pecora > 500 g
Grana Padano > 150 g
Uova > 2
Liquirizia in polvere > 1 cucchiaino
Pancetta > 50 g
Code di mazzancolle > 12
Prugne secche > 20
Vino bianco > 1 bicchiere
Olio extravergine d’oliva > 2 cucchiai
Sale > 1 pizzico
Pepe di Szechuan > 1 pizzico

Per realizzare questo piatto è fondamentale l’uso di ricotta di pecora, fresca e asciutta. Scolatela e trasferitela quindi in un colino, poi copritela con un peso perché elimini tutto il siero.
Lavoratela con una forchetta fino a ridurla in crema e aggiungete la liquirizia in polvere, il sale e il pepe.
Continuando a impastare delicatamente, unite infine il Grana Padano, le uova e la farina setacciata.
Ottenuto un panetto liscio e omogeneo, dividetelo in quattro pezzi più piccoli e lavorate ognuno di essi con le mani, formando dei lunghi cilindri spessi un dito. Ricavate gli gnocchi tagliando i cilindri in pezzetti di 2 cm. circa, poi lasciateli asciugare sulla spianatoia infarinata.
Nel frattempo, tagliate la pancetta a listarelle e rosolatela con l’olio extravergine d’oliva in una padella antiaderente. Aggiungete le prugne secche tagliate a pezzetti e bagnate con un bicchiere di vino bianco.
Pulite le mazzancolle liberandole dal guscio e togliendo il filetto nero dell’intestino, quindi unitele alla pancetta e alle prugne. Lasciate cuocere qualche minuto, fintanto che le mazzancolle non diventeranno rosa e tenere.
Cuocete gli gnocchi di ricotta in abbondante acqua salata. Non appena salgono in superficie, scolateli, trasferiteli nella padella e fateli saltare velocemente nel condimento.
Impiattateli guarnendoli con un pizzico di liquirizia in polvere.

giovedì 23 febbraio 2012

Insalata tiepida di polipo e cannellini con salsa di lattuga

Alla cena di San Valentino non potevamo parlare che di noi. Di come eravamo prima di conoscerci, e di come il nostro incontro ci abbia cambiato. Naturalmente, inaspettatamente, fortunatamente. Senza accorgercene, eravamo già una famiglia.
Se ripenso al mio passato quasi non mi riconosco. Ogni volta che iniziavo una nuova storia d’amore, mi chiedevo sempre se ne sarebbe valsa la pena. Mi piaceva abitare in una casa tutta mia, nel mio ordine e disordine, passare tranquille serate da solo, leggendo senza essere interrotto, guardando un dvd, telefonando agli amici, improvvisando nuovi incontri di gusto per le mie ricette.
Imparare a vivere soli non è generoso, ma può essere un bene, perchè quando la propria roccaforte capitola, capiamo subito quanto ne valga davvero la pena.

ANTIPASTI > INSALATA TIEPIDA DI POLPO E CANNELLINI CON SALSA DI LATTUGA

Polpo > 1 (da circa 1 chilo)
Fagioli cannellini > 200 g
Patate > 4
Lattuga > 12 foglie
Carota > 1
Sedano > 1 costa
Cipolla > ½
Alloro > 6 foglie
Aglio > 1 spicchio
Pepe lungo > 4 grani
Ginepro > 8 bacche
Limone > 1
Vino bianco > 1 bicchiere
Fumetto > ½ litro
Aceto balsamico > 2 cucchiai
Olio extravergine d’oliva > 7 cucchiai
Sale > 1 pizzico
Pepe > 1 pizzico

Mettete a bagno i fagioli cannellini per almeno 12 ore, quindi scolateli, ripuliteli da eventuali impurità e fateli cuocere in abbondante acqua, con tre foglie di alloro e lo spicchio d’aglio.
Riempite intanto d’acqua una seconda pentola molto capiente, aggiungete il sale, la carota, il sedano, la cipolla, 3 foglie di alloro, il pepe lungo, le bacche di ginepro e il vino bianco.
Portate a ebollizione, quindi immergete il polpo nell’acqua per tre volte tenendolo dalla testa, finché i suoi tentacoli non si saranno arricciati e ammorbiditi.
Lasciate il polpo nell’acqua bollente, abbassate la fiamma, e fatelo cuocere coperto per un’ora e mezza (se volete una carne tenerissima). Spegnete quindi il fuoco, e fatelo raffreddare nell’acqua di cottura.
Una volta freddo, scolate il polpo e passatelo sotto l’acqua corrente, strofinando delicatamente i tentacoli per eliminare la pelle e le ventose, e poi tagliatelo a pezzetti.
Unite i cannellini al polpo e condite con 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva, la scorza grattugiata di un limone, sale e pepe.
Lavate le patate e immergetele con la loro buccia nell’acqua di cottura del polpo, riportate a bollore e fatele cuocere per 40 minuti. Una volta pronte, spellatele e tagliatele a tocchetti.
In una padella antiaderente fate soffriggere lo scalogno in 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva, quindi unite la lattuga lavata, asciugata e spezzata grossolanamente.
Bagnate con ½ litro di fumetto e fate cuocere per 10 minuti, quindi passate al mixer aggiungendo l’aceto balsamico e un pizzico di sale.
Servendovi di un coppapasta, versate un primo strato di patate e un secondo strato di insalata di polpo e cannellini.
Guarnite con la salsa di lattuga e servite tiepido.

lunedì 13 febbraio 2012

Cuscussù freddo con verdure croccanti

Ieri sera a cena ci siamo trovati a parlare di come la vita sia fatta di incastri. Il tempo passato è solo un ricordo dell’incastro avvenuto, perché l’incastro è amico stretto del tempo. Ma si può vivere di incastri senza rimanere incastrati?
L’amore non fa distinzioni, non discrimina sul sesso, né sull’età o sul carattere. È quasi un istinto innato. Tutto è stabilire se questo istinto possa svelarci quando è amore o soltanto innamoramento.
Insomma, come capire quando si ha di fronte l’anima gemella?
Tra appuntamenti, fallimenti, approcci, delusioni, ormai anche i sentimenti sembrano essere a tempo determinato. Cerchiamo qualcuno che sia diverso da noi, che possa completarci, poi ci illudiamo che una storia a termine sia l’ideale per non caricare nessuno di aspettative, per gestire il rapporto in maniera più distesa, per vivere il presente per ciò che è e non per l’illusione di ciò che sarà. Ma così facendo, la passione non rischia di diventare un sentimento relativo?
E allora che fare? Lasciarsi andare, semplicemente. Imparare a fidarsi di se stessi, di pancia e cuore. E se proprio vogliamo testare la nostra potenziale anima gemella, non aspettiamo: baciamola! Il bacio rimane il migliore test per rivelare le nostre affinità biologiche. Anche a San Valentino…

ANTIPASTI > CUSCUSSÙ FREDDO CON VERDURE CROCCANTI

Cuscus > 300 g
Limoni > 3
Pompelmi rosa > 2
Olio extravergine d’oliva > 1 bicchiere
Salsa di pomodoro > 2 cucchiai
Vino bianco > ½ bicchiere
Melanzane > 2
Zucchine > 2
Peperoni gialli > 2
Olive nere tostate > 20
Menta > 30 foglie
Basilico > 10 foglie
Olio di semi di girasole > 750 ml
Sale > 1 pizzico
Pepe > 1 pizzico

Spremete i limoni e i pompelmi rosa, quindi aggiungete al loro succo il vino, ½ bicchiere di olio extravergine d’oliva, la salsa di pomodoro, il sale e il pepe. Versate il cuscus in una grande ciotola di vetro e annaffiatelo con la citronette bene emulsionata. Coprite la ciotola con la pellicola trasparente e lasciatela in frigorifero per 12 ore.
Lavate le melanzane, le zucchine e i peperoni, e tagliate tutto a dadini.
Versate le verdure in uno scolapasta dopo averle spolverate di sale, e lasciatele per un’ora sotto un peso, fino a quando non avranno perso la loro acqua di vegetazione.
Una volta asciugati, passate i dadini di verdura nella farina e friggeteli in abbondante olio di semi di girasole fino a quando non saranno dorati e croccanti. A cottura ultimata, scolateli e fateli asciugare per qualche minuto su un foglio di carta assorbente, unendo le foglie di menta spezzate.
Sgranate il cuscus con le mani, poi aggiungete le verdure fritte, le olive nere denocciolate e tritate, il basilico tritato e il restante olio extravergine d’oliva.
Fate riposare il vostro antipasto almeno un’ora, quindi servite a temperatura ambiente, guarnendo con foglie di menta e un filo di olio a crudo.

giovedì 9 febbraio 2012

Tortino di persico e cime di rapa su crema di ceci

Ieri sera a cena abbiamo parlato di uomini. Amici, ex amanti, persone che abbiamo abbandonato lungo la strada perché non eravamo pronti, o perché non erano pronti per noi.
C’è stato un tempo in cui ci proteggevamo dall’amore, perché è un sentimento che può far soffrire quando ci costringe alla rinuncia di noi stessi. Ci costruivamo alibi, a volte provvidenziali, altre volte puramente illusori.
F. era un “egoriferito”, troppo concentrato su di sé, povero di creatività, incapace di vivere a fondo una relazione d’amore. Si piaceva molto, è evidente, e trovava divertente farsi corteggiare.
S. era uno “scottato”, ossessionato dalla convinzione di essere stato lasciato ingiustamente. Carcava devozione perché non aveva mai superato il trauma del rifiuto.
D. era un “compulsivo”, un tipo fissato con i flirt, ma che reggeva solo la coppia part-time.
L. era un “logorroico” in perenne stato di adorazione per la sua voce, stile principe del foro. Ti usava come cassa di risonanza, e intanto faceva della solitudine il suo tabù.
R. era semplicemente “irascibile”. Uno che perde le staffe per poco, prima o poi sarà villano anche con te.
Etichettavamo e scartavamo, per puro istinto di sopravvivenza. Sbagliare uomo fa soffrire, offusca un po’ l’autostima, ma in fondo non solleva dalle responsabilità di scegliere davvero?
Poi, un giorno, abbiamo smesso di proteggerci dall’amore. Abbiamo capito che l’innamoramento non è razionale: ci innamoriamo per risonanza, quello che possiamo trovare in un uomo è potenzialmente ciò che abbiamo già dentro di noi. E abbiamo imparato ad accettare in serenità che in una relazione non hanno importanza né l’inizio né la fine, quanto piuttosto l’amore che sta nel mezzo.

ANTIPASTI > TORTINO DI PERSICO E CIME DI RAPA SU CREMA DI CECI

Persico > 2 filetti
Cime di rapa > 300 g
Uvetta > 20 g
Pomodori secchi > 12
Olio extravergine d’oliva > 3 cucchiai
Pangrattato > 1 manciata
Aglio > 1 spicchio
Peperoncino > 1 pizzico
Sale > 1 pizzico

Per la crema di ceci:

Ceci > 300 g
Aglio > 2 spicchi
Salvia > 1 ciuffetto
Olio > 5 cucchiai
Limone > 1
Cumino > 1 pizzico
Pinoli > 10 g
Sale > 1 pizzico
Pepe > 1 pizzico

Pulite e lavate le cime di rapa, selezionando solo le cimette e le foglie più tenere.
Versate l’olio extravergine d’oliva in una padella antiaderente e fate dorare uno spicchio d’aglio sbucciato. Aggiungete le cime di rapa con la loro acqua di lavaggio, il peperoncino, l’uvetta, 4 pomodori secchi tagliati a pezzetti e un pizzico di sale, quindi coprite e fate stufare a fuoco bassissimo per circa 30 minuti.
Oliate uno stampino di alluminio e spolveratelo di pangrattato.
Tagliate i filetti di persico in fette sottili e rivestite lo stampino, riempitelo con le cime di rapa stufate e coprite con un’altra fettina di pesce, sigillando bene i bordi.
Fate cuocere in forno a 180° per 60 minuti.
Sciacquate intanto i ceci messi a bagno la notte precedente, eliminando le bucce e le impurità.
Lessateli in abbondante acqua unendo la salvia e 2 spicchi d’aglio.
Terminata la cottura, con l’aiuto di un frullatore a immersione, frullate i ceci con l’olio, il succo del limone, il sale, il pepe e il cumino. Nel caso il composto non sia abbastanza morbido, aggiungete un po’ di acqua di cottura.
Filtrate la crema al colino per renderla liscia e omogenea.
Passate i pomodori secchi nel mixer con un filo d’olio, versate il trito in un piatto e adagiatevi sopra il tortino di persico.
A fianco, aiutandovi con un coppapasta, servite la crema di ceci guarnendola con i pinoli tostati.

lunedì 6 febbraio 2012

Risotto al caffè con trota salmonata alla confettura di arance

L’altra sera, a cena con una coppia di amici, ci siamo fermati a parlare a lungo dei trentenni. Continuano a dirci che i quaranta di oggi sono i trenta di ieri, e visto che ai quaranta ci sono arrivato, meglio approfondire l’argomento.
Si è detto e scritto fin troppo su questa generazione di precari, milleuristi, bamboccioni, né-né (né studio, né lavoro), eppure da una prospettiva esistenziale i trent’anni rappresentano da sempre un punto di svolta. Sono un momento di passaggio.
Dal profilo professionale, il pensiero precario è divenuto ormai uno stimolo necessario a inventarsi un futuro. Ma se questo principio riguardasse anche la sfera affettiva? Cosa succederebbe se in un rapporto di coppia l’unica certezza fosse l’incertezza? Solo accettando il rischio ci si potrebbe innamorare?
A trent’anni si passa dall’egocentrismo dell’adolescenza (che assimila le cose al pensiero nascente, come se il mondo dovesse sottomettersi ai sistemi e non i sistemi alla realtà) all’apertura nei confronti degli altri, col conseguente desiderio di fare, dare, amare. E condividere, naturalmente.
L’amore nasce allora dal bisogno di completarsi. Ecco la sua forza, e al tempo stesso il suo più grande paradosso. Quando ci innamoriamo perdiamo la centralità del nostro io e precipitiamo nella dimensione del noi. L’amore è quindi un atto di fiducia incondizionata, ed è forse questo a renderlo la forma più grande di libertà.

PRIMI > RISOTTO AL CAFFÈ CON TROTA SALMONATA 
ALLA CONFETTURA DI ARANCE

Riso Arborio > 5 pugni
Cipolla > ½
Caffè > 1 tazzina
Brodo vegetale > 1 litro (già salato)
Latte > ½ bicchiere
Trota salmonata > 2 filetti
Vino bianco > ½ bicchiere
Caffè in polvere > 2 cucchiaini
Marmellata d’arance > 2 cucchiaini
Olio extravergine d’oliva > ½ bicchiere
Sale > 1 pizzico

Fate marinare per 12 ore i filetti di trota salmonata in un’emulsione di olio extravergine d’oliva, vino, caffè in polvere e sale.
Versate 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva in una padella antiaderente, tritate finemente una cipolla e fatela soffriggere finché non sarà appassita.
Unite il riso al soffritto e alzate leggermente la fiamma. Quando i chicchi avranno un aspetto traslucido versate una tazzina di caffè e lasciatelo evaporare, quindi aggiungete il brodo bollente, facendolo assorbire pian piano, un mestolo alla volta.
Terminate la cottura versando, al posto del brodo, un bicchiere di latte.
Spegnete il fuoco e lasciate riposare per un paio di minuti.
Versate 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva in una padella antiaderente, unite la marmellata di arance e aggiungete i filetti di trota dalla parte della pelle. Fateli cuocere 5 minuti a fuoco vivo, quindi rigirateli e completate la cottura per altri 5 minuti.
Impiattate il risotto servendovi di un coppapasta, quindi disponete il filetto di trota salmonata e guarnite con un cucchiaio di fondo di cottura e un pizzico di caffè in polvere.