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martedì 25 marzo 2025

Torta di ciliegie sotto spirito

Ieri sera a cena abbiamo parlato d’amore e altre catastrofi. 
Per la fretta d’intessere rapidamente una nuova relazione, M. finisce spesso in situazioni tossiche. E ci rimane, senza avere la forza di uscirne, per svariati motivi, tra cui la paura di rimanere solo o la convinzione di non potersi meritare di meglio. 
Ha iniziato ad andare in terapia quando stava ancora con S. perché provava un senso d’impotenza e tristezza, un malessere travolgente e prolungato che non migliorava nonostante i suoi sforzi.
«Se hai relazioni e ti senti solo lo stesso, allora è il caso di parlarne con qualcuno» si era detto, e a distanza di anni si chiede ancora se ha lasciato S. perché è stato influenzato dal suo psicoterapeuta o perché lo ha fatto finalmente ragionare sulla relazione.
M. ha capito che chiudere una storia d'amore è molto comune e non è sempre una brutta cosa. Nessuno dovrebbe farsene una colpa. Così, dopo anni di terapia, sente che si sta finalmente avvicinando ad affrontare in modo concreto i problemi che lo hanno spinto ad andare in analisi. È un po’ come quando inizi una dieta: devi fidarti del processo, non guardare ai risultati giornalieri. A volte ci s’illude che il tempo aggiusti tutto, ma il tempo in realtà ha solo un ruolo: scorrere. 
Ancora un anno, si è ripromesso, poi andrà a Lourdes. Questo dolce è stata la mia coccola augurale per lui.

DOLCI > TORTA DI CILIEGIE SOTTO SPIRITO


Uova > 2
Zucchero semolato > 200 g
Yogurt > 200 g
Farina > 300 g
Lievito per dolci > 1 bustina
Cioccolato fondente > 100 g
Ciliegie > 400 g
Olio di semi di mais > 50 g
Zucchero di canna > 40 g
Panna montata > 200 ml (facoltativa)

Con l’aiuto di una frusta elettrica, montate le uova con lo zucchero, fino a quando il composto non risulterà spumoso e liscio.
Incorporate lo yogurt e mescolate con una spatola fino a quando non sarà perfettamente amalgamato.
Unite la farina setacciata e il lievito, poi l’olio di semi di mais, continuando a mescolare.
Aggiungete infine il cioccolato tritato grossolanamente e le ciliegie sotto spirito denocciolate (in alternativa potete usare quelle surgelate o, se è stagione, quelle fresche).
Amalgamate il composto e versatelo in uno stampo a cerniera imburrato e infarinato.
Spolverate con lo zucchero di canna e cuocete in forno caldo a 180°C per circa 40 minuti.
Lasciate raffreddare la torta di ciliegie prima di servirla, a piacere, con un cucchiaio di panna montata.  

lunedì 10 febbraio 2025

Cookies meringati con cioccolato e pistacchi

Ieri sera a cena abbiamo parlato di fortuna, e in particolare della fortuna d'incontrare la persona giusta, al momento giusto, nel posto giusto. 
Fino a che punto possiamo dire di scegliere o di essere già scelti?
L’amore è una questione di tempismo. Per stare bene insieme è indispensabile un allineamento di obiettivi, di desideri e di tempi che non si può forzare. 
A perdere la testa ci vuole un attimo, ma spesso anche a ritrovarla. 
P. si è sentito spesso in bilico, soprattutto di fronte a scelte particolarmente importanti, ma alla fine in lui prevale il dovere. Sempre. Altrimenti non si alzerebbe da letto le mattine piovose, non sarebbe cordiale e disponibile con tutti. 
Ma perché sapere di aver fatto la scelta giusta in amore non lo preserva dal dolore? Dovrebbe semplicemente accettare che la vita è quella che è, né giusta né ingiusta. Siamo noi, con le nostre aspettative disilluse o soddisfatte, a percepirla in un modo o nell’altro. 
Gli amori che non decollano sono una cosa normale, più frequenti di quelli che funzionano bene e a lungo. Ha fatto la cosa giusta. Dovrà sopportare la tristezza della separazione, perché è normale. D’altra parte, cos’è un innamorato se non una persona che si chiede di continuo cosa stia sbagliando? 
Sono le risposte a fare la differenza, perché alla fine tutti hanno la tendenza a tornare in sé, il che è senza dubbio il più grosso vantaggio dell’umanità innamorata.

DOLCI > COOKIES MERINGATI CON CIOCCOLATO E PISTACCHIO


Uova > 3
Zucchero a velo > 150 g
Cioccolato fondente > 100 g
Biscotti Digestive > 5
Granella di pistacchio > 100 g
Sale > 1 pizzico

In una ciotola capiente montate gli albumi a neve con un pizzico di sale.
Incorporate un po’ alla volta lo zucchero a velo, continuando a montare.
Quando avrete ottenuto una meringa lucida e ben ferma, aggiungete i biscotti polverizzati al mixer, il cioccolato tritato e la granella di pistacchio.
Mescolate delicatamente, dal basso verso l’alto, per non smontare la meringa.
Foderate una leccarda con un foglio di carta forno.
Aiutandovi con due cucchiai, versate dei mucchietti d’impasto grandi come una noce, lasciando 3 centimetri tra un mucchietto e l’altro.
Cuocete i cookies meringati in forno caldo e statico a 170° per 12-13 minuti.
Una volta cotti, lasciateli raffreddare su una griglia, così che la base non assorba umidità.  

martedì 7 gennaio 2025

Torta al mango

L'altra sera a cena abbiamo parlato d’amore e di sbagli. 
Una volta che si è conosciuto l’amore vero, non ci si può far andar bene qualcuno con cui vivere, scriveva Andrew Sean Greer. È peggio che vivere da soli.
M. appartiene a quella categoria di uomini che si consacrano anima e corpo a una venerazione romantica. Uno capace di servire con fedeltà senza speranza di ricompensa, perché talvolta è necessario legare qualcosa ben stretto prima di trovare il coraggio per slegarlo, se è il caso. Anche un’illusione d’amore.
S. invece non si è mai accontentata, non ha mai avuto paura di rimanere sola: per stare bene con gli altri – si è sempre detta – bisogna prima di tutto imparare a stare bene con sé stessi. Ma dopo anni di mancate relazioni non ha ancora imparato ad amarsi: si vede come una buona amica, nulla di più. Non si è data comunque per vinta, perché un errore va commesso fino in fondo per capire che di un errore si è trattato. E ora teme che sia tardi per tornare ad amare gli altri.
In amore si sbaglia sempre. Per rabbia, per amore, per gelosia. Si sbaglia per poter chiedere scusa, per poter ammettere di aver sbagliato. Si sbaglia per crescere e per maturare, diceva Bob Marley. Si sbaglia perché non si è perfetti. O forse solo per imparare.

DOLCI > TORTA AL MANGO
Mango > 3
Miele di acacia > 1 cucchiaio
Zucchero > 210 g
Uova > 3
Farina > 300 g
Lievito per dolci > 1 bustina
Burro > 150 g
Limone > 1

Lavate e tagliate 1 mango a fettine e fatele cuocere a fuoco lento in una soluzione di acqua (1/2 litro) e 60 g di zucchero.
Quando le fettine iniziano ad ammorbidirsi (non devono sfaldarsi) aggiungete 1 cucchiaio di miele di acacia.
Lasciate che si sciolga, spegnete il fuoco e lasciate raffreddare.
In una ciotola capiente, montate con una frusta 3 uova e 150 g di zucchero.
Aggiungete 300 g di farina, 1 bustina di lievito per dolci e 150 g di burro sciolto a bagnomaria (dopo averlo fatto intiepidire).
Aggiungete il liquido di cottura del mango continuando a mescolare con le fruste, in modo che non si formino grumi.
Tagliate altri due mango a fettine sottili e aggiungetele al composto.
Imburrate e infarinate una teglia e versate il composto, quindi sistemate a raggiera le fettine di mango cotte.
Cuocete in forno caldo per 60 minuti a 180°.
Lasciate raffreddare la torta di mango prima di servirla.



lunedì 29 luglio 2024

Girelle al limone

Ho ufficialmente chiuso il mio nuovo libro di cucina. Il terzo.
Manca solo la copertina, ma il bozzetto che ho visto è strepitoso.
Uscirà a novembre (lo presenterò in anteprima a Lucca Comics) e s'intitolerà IN CUCINA CON GLI ANIME DELLA TV.
Ho cucinato per voi 23 ricette dolci e salate tratte da serie come Dragon Ball SuperMy Hero AcademiaSlam DunkHaikyu!!Jujutsu KaisenDeath NoteHUNTERxHUNTERFullmetal Alchemist, Mobile Suit Gundam, Mazinga ZLulù l'angelo tra i fiori, Utena la fillette révolutionnaire e altre ancora.
Ci sarà anche la ricetta dei “princess donuts” di Star☆Twinkle Pretty Cure, sedicesima serie anime del noto franchise Pretty Cure, creato da Izumi Todo e prodotto, a partire dal 2004, da Toei Animation, ABC e ADK.
Dal momento che mi è avanzato una parte dell’impasto dei donuts, ho voluto realizzare queste deliziose girelle al forno, ispirandomi alle tagliatelle fritte, dolce carnevalesco della tradizione emiliano-romagnola che preparava la mia nonna paterna.
Ho sempre pensato che trasformare un piatto sia un po’ come ripensare la fine di un qualcosa per trasformarlo in un nuovo inizio. È una pratica positiva e propositiva. La considero una visione ottimistica del vivere la cucina… D’altra parte il termine “ottimista” deriva da “optare”, che significa “scegliere”, “preferire”, e non è un caso che, come rivela una serie di ricerche del British Journal of Occupational Therapy, stare ai fornelli incrementi la capacità di concentrazione e accresca il senso di soddisfazione.
Non trovare anche voi?

DOLCI > GIRELLE AL LIMONE


Farina 00: 200 g
Farina manitoba: 200 g
Lievito di birra secco: 1 bustina
Latte: 200 ml
Uova: 1
Zucchero bianco: 60 g
Zucchero di canna > 80 g
Burro: 80 g
Limone > 1
Sale: 1 pizzico

Versate in una ciotola capiente la farina 00, quella manitoba, il lievito di birra secco e mescolate aggiungendo il latte, le uova, lo zucchero bianco e il sale.
Aggiungete il burro ammorbidito e lavorate energicamente l’impasto fino a quando non sarà liscio.
Coprite con una pellicola e lasciate lievitare per 2 ore a temperatura ambiente. Quando sarà raddoppiato di volume, versate l’impasto sulla spianatoia infarinata e stendetelo col mattarello fino allo spessore di 1 cm.
Cospargete la sfoglia con lo zucchero di canna e la scorza grattugiata del limone e arrotolatela su sé stessa dal lato corto.
Tagliate il rotolo a fette spesse 2 cm circa, disponendo ciascuna rondella ottenuta su un vassoio infarinato, e fate riposare ancora 1 ora a temperatura ambiente.
Posizionate le girelle su una teglia rivestita di carta forno, a distanza di almeno 3 cm le une dalle altre, e cuocetele in forno caldo per 20-30 minuti a 180 °C.



venerdì 17 maggio 2024

Purin alla vaniglia

Nonostante i budini “rappresi” si mangiassero anche nell’antico Egitto e nella Grecia classica, un punto fermo nella storia della crème caramel si deve di certo a Marco Gavio Apicio, vissuto a cavallo fra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.: nella sua opera De Re Coquinaria, il gastronomo, cuoco e scrittore romano svelò infatti la ricetta del tiropatinam (“patina alla crema di latte”), preparato con uova, latte e miele, e servito cosparso di pepe.  
Per la classica versione col caramello bisogna attendere l’XI secolo, quando la canna da zucchero fu portata in Europa dal Medio Oriente. 
Sebbene portoghesi (dulce de leche), inglesi (pudding) e spagnoli (flan) rivendichino in qualche modo la paternità di questo piatto, pur con evidenti varianti, una delle prime ricette pubblicate in Europa fu dello chef francese Jean Baptiste Reboul, nel suo La cuisinière provençale (1897). 
In Giappone la crème caramel si chiama purin e può essere cotto a vapore (mushi purin) o al forno (yaki purin). Introdotto durante il periodo Meiji (1868-1912) dopo la fine del sakoku (politica di autarchia praticata durante il periodo Edo dallo shogunato Tokugawa), era un privilegio della corte imperiale e dell’aristocrazia. Grazie a un programma promozionale governativo, alla fine della seconda guerra mondiale latte e latticini si diffusero anche tra la gente comune, così anche il purin preconfezionato divenne onnipresente in tutti i minimarket giapponesi, in versione classica o aromatizzato al matcha, alla patata dolce e alla zucca. 


Golosa di purin è la diciassettenne Makoto Konno, protagonista del cult movie La ragazza che saltava nel tempo di Mamoru Hosoda (regista che avrebbe dovuto dirigere Il castello errante di Howl), vincitore di sei premi al Tokyo International Anime Fair 2007 (miglior animazione dell'anno, miglior regia, miglior storia originale, miglior sceneggiatura, miglior direzione artistica, miglior character design).  
Come nel romanzo originale di Yasutaka Tsutsui, Makoto ottiene l'abilità di compiere piccoli balzi indietro nel tempo, ma cambiare il passato non è affatto semplice… e per ricaricare le energie non c’è nulla di meglio di un buon budino!

DOLCI > PURIN ALLA VANIGLIA


Latte intero > 1 l 
Uova > 10 
Zucchero > 250 g 
Vaniglia in polvere > 1 cucchiaino  

Per il caramello: 
Zucchero > 200 g 
Acqua > 100 ml  

Versate lo zucchero e l’acqua in un pentolino d’acciaio, mescolate e lasciate cuocere a fiamma dolce fino a che il caramello non prenderà colore.
Versate il caramello negli stampini prima che si solidifichi, avendo cura di coprire bene fondo e pareti.
Scaldate il latte in un pentolino, fino a sfiorare il bollore.
Con l’aiuto di una frusta elettrica, in una ciotola sbattete insieme 6 uova intere, 2 tuorli, lo zucchero e la vaniglia.
Versate il latte caldo nelle uova sbattute e continuate a montare.
Filtrate il composto e dividetelo negli stampini.
Cuocete in forno a bagnomaria per 30-40 minuti, finché i purin non si saranno rassodati.
Lasciate raffreddare i purin e conservateli in frigorifero almeno 6 ore prima di servirli. 



mercoledì 10 gennaio 2024

Pane, burro e marmellata di fragole (al basilico)


I film di Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli sono conosciuti in tutto il mondo per i personaggi femminili forti (che vanno contro i ruoli di genere stereotipati), le trame dallo spirito ambientalista, il rispetto dei diritti umani e uno spiccato pacifismo. Una delle caratteristiche più importanti del cinema di Miyazaki è però il cibo. Il maestro utilizza con accortezza le 
pietanze più gustose per radunare i personaggi, costruire i loro rapporti e aggiungere profondità alle storie. È rarissimo vedere nei film di Miyazaki piatti ricercati, preparati con ingredienti rari e costosi: nella maggior parte dei casi troviamo infatti una cucina casalinga, piccoli spuntini o caratteristici bento. Una regola rispettata anche nel suo ultimo Il ragazzo e l’airone (ispirato al romanzo Kimi-tachi wa dō ikiru ka di Genzaburō Yoshino, pubblicato in Italia da Kappalab col titolo E voi come vivrete?), in cui mangiamo con gli occhi un beef shichu (stufato di manzo), i rakkyo (scalogni messo in salamoia con sale, aceto e zucchero), il kuri gohan (riso alle castagne) e una bella fetta di pane con burro e marmellata di fragole.
La marmellata che Himi serve a Mahito in una sequenza del film ha un'etichetta speciale, che sembra omaggiare la Jam Tomorrow citata nel secondo libro di Alice, Attraverso lo specchio. È la famosa Regina Bianca di Lewis Carroll a dire ad Alice (poco prima che Sua Maestà si trasformi in una pecora) che la regola del mondo specchiato è “marmellata domani e marmellata ieri, ma mai marmellata oggi”. Nel film di Miyazaki questa assume il significato di una promessa che non si avvererà mai, in quanto Mahito non potrà più mangiare la marmellata di sua madre.  

MERENDA > PANE, BURRO E MARMELLATA  


Panna fresca > 250 ml 
Fragole > 1 kg 
Zucchero > 500 g 
Basilico > 20 foglie 
Limone > ½   

Con l’aiuto di una frusta elettrica, montate la panna fresca in una ciotola capiente. Man mano che la panna inizia a prendere consistenza aumentate la velocità.
Una volta soda, continuate a montare la panna fino a farla “impazzire”.
Quando la parte grassa si sarà separata da quella liquida, strizzate con le mani il burro eliminando il più possibile il latticello. 
Versate il burro in un contenitore ermetico e conservatelo in frigo.
Lavate intanto le fragole e mondatele eliminando il picciolo, quindi tagliatele a pezzi e unite lo zucchero, il basilico spezzato grossolanamente e il succo di mezzo limone.
Cuocete in una pentola antiaderente. Una volta raggiunto il bollore, abbassate la fiamma e continuate a cuocere per altri 30 minuti, sempre mescolando.
A fine cottura, versate un cucchiaino di marmellata su un piattino inclinato: se scende lentamente è pronta, altrimenti proseguite la cottura ancora qualche minuto.
Lasciate intiepidire la marmellata per 10 minuti, girandola di tanto in tanto, poi versatela nei vasetti sterilizzati fino a 1 cm dal bordo.
Tappate e tenete i vasetti capovolti fino a completo raffreddamento.
Per la vostra merenda, stendete il burro ammorbidito su una fetta di pane e aggiungete uno strato generoso di marmellata di fragole al basilico.

venerdì 10 novembre 2023

Torta rovesciata all'ananas

Pioggia di ricordi è senza dubbio il film più intimista dello Studio Ghibli. Sono proprio le memorie di Taeko a dare struttura all’opera di Isao Takahata, le sue tradizioni di famiglia.


Riguardando l’anime mi sono reso conto di quante cose abbiamo in comune io e Taeko, a cominciare dai nostri ricordi legati all’ananas.

Nel 1966 in Giappone era abbastanza inusuale consumare frutta importata, e l’ananas si trovava solamente già pronto, sciroppato e in lattina. Nessuno nella famiglia di Taeko aveva mai visto dal vero quello strano frutto esotico e ignorava persino come sbucciarlo e mangiarlo. 

In quegli anni il Giappone si stava rialzando dalla sconfitta bellica e iniziava ad aprirsi ai mercati stranieri. Una vera emancipazione gastronomica. Per questo le aspettative della bambina erano alte.

Il frutto non ha però lo stesso sapore dell’ananas sciroppato, è decisamente meno dolce, ma Taeko continua a mangiarlo per orgoglio. Si prepara inconsapevolmente a gusti più adulti.

Alcuni sostengono che il termine ananas derivi dall’unione delle due parole arabe ain e anas (letteralmente “occhio umano”), per via delle scaglie esterne del frutto che ricordano appunto la forma di un occhio. L’origine del nome potrebbe però derivare anche da anana, con cui gli indios ai tempi di Cristoforo Colombo indicavano l’aroma, il profumo. Nei secoli furono associati a questo frutto nomi diversi e variegati, come pigna del re, per il costo elevato, e ancora oggi i popoli di lingua spagnola lo chiamano piña, termine ripreso anche dagli anglofoni col loro pineapple (“pigna-mela”).

Le piante appartenenti al genere ananas sono in tutto sei, ma solo una è capace di produrre frutta commestibile (un solo frutto ogni diciotto mesi circa), quella che viene comunemente consumata nelle tavole di tutto il mondo.

Come Taeko, da bambino ero abituato anch’io all’ananas in scatola, che mia madre utilizzava per una torta speciale. La sua era una variante della classica upside down americana, la cui ricetta si trova ancora oggi su alcune bustine di lievito per dolci. Più bassa e meno asciutta di una normale ciambella, resa umida da una generosa dose di caramello, più leggera e saporita grazie al succo d’ananas utilizzato al posto del latte.

Oggi ho cercato di ritrovare il gusto di un ricordo lontano, cucinandola io.


DOLCI > TORTA ROVESCIATA ALL’ANANAS



Farina > 250 g

Burro >  150 g

Zucchero >  120 g

Succo d’ananas >  150 ml

Uova >  3 uova

Vaniglia in polvere > 1/2 cucchiaino

Limone >  1

Lievito per dolci > 1 bustina

Ananas a fette al naturale > 1 scatola

Noci > 5


PER IL CARAMELLO:


Zucchero >  200 g

Acqua >  60 ml


Mettete sul fuoco la tortiera e distribuite sul fondo lo zucchero, versate l’acqua e fate cuocere lo sciroppo fino a che non raggiungerà una colorazione ambrata. Muovete la tortiera perché il caramello si sparga uniformemente anche sulle pareti.

Scolate le fette di ananas dal loro succo. Tenete da parte il succo e disponete le fette sul fondo della tortiera, inserendo al centro di ognuna mezzo gheriglio di noce (con la parte bombata rivolta verso lo stampo).

In una ciotola capiente montate il burro con lo zucchero fino a ottenere un composto spumoso, aggiungendo la scorza grattugiata del limone e la vaniglia.

Unite un uovo alla volta, continuando a montare, poi incorporate la farina setacciata insieme al lievito per dolci e infine il succo d’ananas.  

Versate il composto nella tortiera e cuocete in forno caldo a 180° per circa 45 minuti.

Capovolgete la torta ancora calda sul piatto da portata e lasciatela raffreddare prima di servirla.


domenica 2 aprile 2023

Torta glassata con crema al burro matcha

Si dice che l’amore vero si manifesti nei piccoli gesti, negli sguardi attenti, nelle carezze inattese, nella presenza silenziosa che dice più di mille parole. Cosa accade, invece, quando l’amore è immediato, istantaneo con uno sconosciuto?

C’è chi, per innamorarsi, ha bisogno di tempo per conoscersi e accertarsi di essere ricambiato. M, al contrario, è uno dall’innamoramento facile. Attraverso l’amore si definisce perché l’assenza di amore ha creato in lui una sorta di vuoto: lui cerca di colmarlo attraverso l’altro, ma un vuoto emotivo che appartiene al passato non può essere colmato. Quel vuoto va risanato e non riempito.

Ogni sguardo ricambiato scatena in lui un’ondata di sostanze chimiche che eccita le terminazioni nervose dei suoi occhi, provoca una contrazione dei muscoli e dilata le pupille. Dopamina, noradrenalina e serotonina agiscono sulle sue ghiandole e così le mani gli sudano. È felice e allarmato al tempo stesso. Sa che dovrebbe distogliere quello sguardo, ma non ci riesce mai. 

Ogni volta guarda il ragazzo di turno e ha come la certezza di essere sempre stato con lui. Senza sapere il perché, vorrebbe che fosse possibile. Senza sapere come, capisce cosa intendeva esprimere Julio Cortázar con quel suo “Me basta mirarte para saber que con vos me voy a empapar el alma”. Guarda quel ragazzo e sa che con lui s’inzupperà l’anima.

E così ogni volta s’innamora, per un’istante o per giorni, fino al successivo scambio di sguardi.

 

DOLCE > TORTA GLASSATA CON CREMA AL BURRO MATCHA

 


Farina 00: 100 g

Fecola di patate: 50 g

Uova: 3

Zucchero semolato: 150 g

Vaniglia in polvere: ½ cucchiaino

Limoncello: 1/2 bicchiere

Latte: 1/2 bicchiere

Burro: 1 noce

 

Per la crema al burro:

Formaggio spalmabile: 250 g

Mascarpone: 250 g

Panna fresca: 150 g

Zucchero a velo: 200 g

Tè matcha: 2 cucchiaini

 

Per la bagna:

Acqua > 200 ml

Zucchero > 80 g 

Limoncello > 100 ml

 

Per la glassa al cioccolato:

Cioccolato fondente: 150 g

Panna fresca: 80 ml

Acqua calda: 40 ml 

Zucchero: 50 g

 

Con l’aiuto di una frusta elettrica, montate in una ciotola capiente le uova con lo zucchero e la vaniglia, fino a ottenere un composto gonfio e spumoso.

Incorporate la farina e la fecola di patate, mescolando dolcemente con un cucchiaio, sempre dal basso verso l’alto, per non far smontare le uova.

Versate il composto in uno stampo da imburrato e infarinato.

Cuocete in forno caldo ventilato a 170° per circa 30 minuti.

Con l’aiuto di una frusta elettrica, preparate intanto la crema, montando il formaggio spalmabile col mascarpone e lo zucchero a velo. Quando il composto sarà soffice e vellutato, aggiungete il tè matcha e la panna, continuando a montare.

Preparate infine la bagna al limoncello, lasciando sobbollire per 5 minuti in un pentolino l’acqua con lo zucchero. Spegnete il fuoco e aggiungete il Limoncello, mescolando bene per amalgamare gli ingredienti.

Una volta che il pan di Spagna si sarà raffreddato, tagliatelo in tre strati dello stesso spessore.

Inumidite generosamente il primo strato con la bagna al Limoncello, quindi ricopritelo con una dose abbondante e uniforme di crema al burro.

Coprite col secondo strato di pan di Spagna, inumiditelo col resto della bagna al latte, quindi versate la rimanente crema al burro e coprite col terzo strato di pan di Spagna.

Per una glassa al cioccolato lucida, portate a bollore la panna con l’acqua e lo zucchero, quindi allontanate il pentolino dal fuoco e aggiungete il cioccolato tritato molto finemente, mescolando con una frusta finché non sarà completamente sciolto. La glassa deve essere liscia e priva di grumi.

Posizionate la torta su una gratella per dolci e fate colare la glassa al cioccolato mentre è ancora calda (35° C, se avete un termometro da cucina).

Lasciate indurire la glassa a temperatura ambiente prima di servire la torta.




lunedì 19 dicembre 2022

Budino al miele e peperoncino

Cos’hanno in comune Le avventure di Huckleberry Finn, Alice nel paese delle meraviglie, Il mago di Oz, Il giovane Holden e Harry Potter? Oltre a essere parte del patrimonio letterario di tutti i tempi, queste opere hanno tutte subito (in tempi e modi diversi) l’ostinazione della censura.
Non so voi, ma ho sempre odiato la censura, come autore e come lettore.
Applicare la censura significa esercitare un controllo autoritario sulla creazione e sulla diffusione di idee e opinioni. Un controllo basato sul principio secondo cui determinate informazioni (e le idee e le opinioni da esse generate) possano minare la stabilità dell’ordine sociale, politico e morale vigente.
Nel Medioevo, la massima autorità censoria era la Chiesa, che decideva quali idee e opinioni fossero contrarie alla dottrina, dannose per la fede o per la morale, o pericolose per l’unità del mondo cristiano (non per niente nel 1231-35 Gregorio IX fondò l’Inquisizione, destinata a individuare gli eretici e distruggere ogni loro testo).
Il XX secolo ha dimostrato come l’instaurazione di un regime monopartitico efficiente (di tipo nazifascista o sovietico) richieda il controllo sistematico dei mass media, delle arti e di tutte le forme di espressione pubblica (controllo che diventa lo strumento per mantenere la stabilità interna del regime).
Vi sembrerà assurdo, ma Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain fu messo al bando subito dopo la sua pubblicazione nel 1884 (a Concord, Massachusets, perché considerato una “porcheria”) e rimane ancora oggi uno dei romanzi più censurati in assoluto. In origine era considerato volgare per il suo linguaggio grammaticalmente scorretto e per la sua progressiva posizione "antirazzista". A partire dagli anni Cinquanta è stato invece censurato perché considerato "razzista". Alcuni editori hanno addirittura sostituito, nelle circa 200 occasioni in cui compare, la parola “nigger” con la parola “schiavo”. E la prestigiosa scuola quacchera Friends’ Central School di Filadelfia ha eliminato il romanzo dai programmi di studio. 
E che dire di Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, censurato in Cina nel 1931 in quanto “pericolosamente sovversivo”? Il governatore Ho Chien, della provincia di Hunan, ritenne che gli animali presenti nella storia avessero troppe caratteristiche simili all’essere umano, soprattutto per quanto riguardava la proprietà di linguaggio. A suo avviso, mettere sullo stesso piano animali e uomini avrebbe condotto i bambini a pensieri pericolosi e fuorvianti.
Il mago di Oz di Frank Baum fu censurato e proibito in molte biblioteche e scuole degli Stati Uniti agli inizi degli anni Trenta e di nuovo negli anni Cinquanta perché accusato di promuovere valori malsani e nichilisti. Le polemiche hanno riguardato soprattutto Dorothy, giudicata troppo indipendente ed emancipata.
Le giovani generazioni degli anni Cinquanta e Sessanta fecero de Il giovane Holden di J.D. Salinger una sorta di manifesto delle inquietudini che allora animavano la società. Il libro è diventato un classico delle letture scolastiche, consigliato dagli stessi professori ai loro allievi. Uno dei bestseller più celebri di tutti i tempi, con un totale di 65 milioni di copie vendute. Nel 2001 (dopo 50 anni dalla prima pubblicazione) è avvenuto però il contrappasso: il National Council of Teachers of English ha deciso di togliere il romanzo dai programmi scolastici per i troppi riferimenti al sesso prematrimoniale e all’alcolismo giovanile. 
Persino Harry Potter di J. K. Rowling ha subito il veto della censura, criticato dalle Chiese di diversi paesi (dall’Australia al Messico) e accusato di “promuovere la stregoneria e l’occultismo”. La pubblicazione della saga è stata bloccata anche negli Emirati Arabi per incitazione alla stregoneria. 
In tempi recenti la censura ha trovato nella fantomatica “teoria gender” il miglior espediente retorico per prendere posizione contro i diritti LGBT e il femminismo. Ne ho fatto le spese persino io col mio graphic novel Le semplici cose, disegnato da Andrea Accardi, pubblicato da Feltrinelli e incentrato sul tema della gestazione per altri.
Ma sono in buona compagnia. Ha subito ostracismo e censura Piccolo uovo di Francesca Pardi e Altan, che esplora le diverse tipologie di famiglie prima di nascere fino a scoprire come tutte le famiglie (compresa quella di due pinguini omosessuali) siano ugualmente felici. 
L’intransigenza della destra politica italiana ha colpito anche a E con Tango siamo in tre di Peter Parnell e Justin Richardson, tratto dalla storia vera di Roy e Silo, due pinguini antartici dello zoo del Central Park di New York che hanno adottato Tango, nato da un uovo deposto da un’altra coppia di pinguini. 
Tra i libri oggi “proibiti” figura poi un capolavoro della letteratura per l’infanzia del 1959 come Piccolo blu e Piccolo giallo di Leo Lionni, realizzato con la tecnica del collage. Quanto può far paura un’amicizia che supera le differenze e abbatte i pregiudizi adulti?
Gli stessi pregiudizi riguardano anche il cibo. In passato le uova sono state sotto accusa per il loro alto contenuto di colesterolo, ma anche perché farebbero male al fegato o sarebbero semplicemente indigeste. In realtà le uova sono un alimento ricco di ferro, fosforo e calcio in buone quantità, oltre alla vitamina K2 (che rafforza le ossa) e a quelle del gruppo B (fondamentali nel metabolismo di carboidrati, grassi e proteine).
E così ho deciso di proporvi questo budino al miele e peperoncino, un vero toccasana in queste feste natalizie.
 
DOLCI > BUDINO AL MIELE E PEPERONCINO
 

Latte intero > 1 l
Uova > 8
Miele > 100 g
Zucchero > 4 cucchiai
Peperoncino > 1 pizzico
 
Fate sobbollire il latte in un pentolino a fuoco dolce, fino a quando son si sarà ristretto di circa la metà. Spegnete il fuoco, aggiungete il peperoncino frantumato e lasciate raffreddare il latte a temperatura ambiente.
In una ciotola, montate intanto 2 uova intere e 6 tuorli col miele, poi aggiungete a poco a poco il latte intiepidito e filtrato.
Mettete sul fuoco lo stampo per il budino e distribuite sul fondo lo zucchero, versate qualche goccia d’acqua e fate cuocere lo sciroppo fino a che non raggiungerà una colorazione ambrata. Muovete lo stampo perché il caramello si sparga uniformemente anche sulle pareti, quindi versate il composto di latte e uova e cuocete a bagnomaria, in forno, per 50 minuti a 180°.
Lasciate raffreddare il budino a forno spento, poi trasferitelo in frigorifero per almeno dodici ore (il giorno dopo è ancora più buono).
Al momento di servire, sformate il budino e decoratelo con un cucchiaino di miele extra e un ulteriore pizzico di peperoncino frantumato (per una piccantezza estrema).




mercoledì 22 settembre 2021

Crostata alla ricotta e frutti di bosco

Qual è il ricordo più nitido della tua infanzia?

Una semplice domanda, l’intramontabile gioco del conoscersi, e ieri sera a cena la conversazione è subito decollata con alcuni nuovi amici.

Più di ogni altra cosa, il cibo caratterizza la nostra vita, non solo nelle scelte presenti, ma anche nelle esperienze passate, perché coinvolge tutti i nostri sensi stimolando nel tempo gustosi e indelebili ricordi.

Dietro a un boccone si può nascondere una vita. Come quella petite madeleine che risveglia improvvisamente i ricordi d’infanzia di Marcel Proust, diventando il catalizzatore della recherche. Basta un morso e, con semplicità, tutto ha inizio. Il cibo diventa ricordo.

Nel mio caso è un ricordo che ha provocato la nascita di questo piatto. Quello di mia nonna che lavorava la ricotta con una forchetta, in modo da ammorbidirla, aggiungendo poi lo zucchero e un goccio di caffè. Mescolava con forza per far prendere aria alla ricotta e farla diventare più soffice, trasformandola così in una crema soffice e vellutata, che mi ha addolcito e saziato in tante merende, magari accompagnata da una fetta di ciambella.


DOLCI > CROSTATA ALLA RICOTTA E FRUTTI DI BOSCO



Farina > 300 g
Burro > 70 g
Uovo > 1
Zucchero > 120 g
Lievito per dolci > 1/2 bustina
Cognac > 1/2 bicchiere
Ricotta> 1/2 kg
Zucchero a velo > 80 g
Frutti di bosco > 300 g


Versate la farina in una ciotola capiente, unite il burro ammorbidito, l’uovo, lo zucchero semolato, il cognac e il lievito. Impastate velocemente e stendete metà del composto in una teglia imburrata, livellandolo in maniera uniforme. 

Lavorate la ricotta con lo zucchero a velo, unite i frutti di bosco e versate il tutto nella teglia. 

Adagiate il resto del composto a fiocchi sulla ricotta ai frutti di bosco. 

Fate cuocere per 40 minuti in forno a 180°.