Ieri sera a cena M. ci ha annunciato che si sposa. La notizia avrebbe richiesto almeno qualche secondo di rispettosa commozione. Noi li abbiamo impiegati tutti per cercare di capire con chi.
Sapevamo dell’esistenza di A., certo. Negli ultimi mesi era apparso nei racconti di M. come un fantasma domestico, nascosto dietro dettagli insignificanti: un ristorante consigliato, un libro prestato, un weekend fuori città. Persino una lunga discussione sull’opportunità di cambiare il materasso. Nessuno di noi, però, aveva capito che su quel materasso ci dormissero già insieme.
Si sono conosciuti undici mesi fa. Undici mesi.
Mi sono chiesto: esiste davvero una data di scadenza per l'indecisione o l'amore segue un fuso orario tutto suo?
Per alcuni undici mesi sono un battito di ciglia, per altri un'eternità. Io e Giorgio abbiamo iniziato a convivere dopo poche settimane. A quattro mesi abbiamo comprato un’auto usata, a nove abbiamo firmato un mutuo. A febbraio festeggeremo dieci anni di matrimonio e, ironia della sorte, ad agosto saranno vent’anni di coppia. Insomma, non ero esattamente nella posizione ideale per predicare prudenza. Eppure, intorno al tavolo, ognuno tirava fuori la propria unità di misura. C’era chi considerava undici mesi a malapena sufficienti per scegliere la meta delle vacanze e chi citava coppie rimaste fidanzate per dieci anni e scoppiate dopo sei mesi di nozze. A una certa età abbiamo accumulato abbastanza cicatrici da poter dimostrare una teoria e, cinque minuti dopo, anche il suo esatto contrario.
M., nel frattempo, continuava a mangiare, imperturbabile. A un certo punto S., rimasto zitto per tutto il tempo, gli ha fatto l’unica domanda che contava davvero: «Ma tu, sei felice?» M. ha sorriso e ha detto di sì. Per me la questione era chiusa. Mentre mi sono alzato a prendere il dolce, riflettevo su quanto siamo bravi a fare i contabili con i sentimenti degli altri. Sappiamo sempre quanto tempo ci si dovrebbe mettere per innamorarsi, sposarsi o lasciarsi. Con le nostre vite, invece, siamo quasi sempre dei pessimi matematici. Forse le storie degli altri ci appassionano così tanto perché, viste da fuori, hanno sempre una trama lineare e una soluzione evidente. Lui dovrebbe lasciarlo. Quell'altro dovrebbe smettere di aspettarlo. Questi due stanno correndo troppo. Poi torniamo a casa e, davanti ai nostri cuori, perdiamo improvvisamente tutta quella splendida lucidità.
Quando ho portato in tavola il dolce, la discussione sul matrimonio era ancora in pieno svolgimento. Avevo preparato una focaccia con fichi, albicocche e prugne secche: rustica, morbida dentro e con una crosticina ben dorata. L’ho tagliata a quadrotti e ho tirato fuori il Vin Santo.
È stato a quel punto che M. ha sganciato l'ultimo pezzo da novanta: prima del grande giorno, lui e A. cambieranno finalmente il famoso materasso. Direi che dopo undici mesi insieme, almeno su quello hanno deciso di non correre.
Abbiamo alzato i bicchieri alla loro salute, affondando i denti nella focaccia ancora tiepida. Sul matrimonio continueremo a discutere e a fare scommesse fino alla primavera. Sulla mia focaccia, invece, abbiamo raggiunto subito l’unanimità.
Ecco la ricetta...
DOLCI > FOCACCIA DOLCE CON FICHI, PRUGNE E ALBICOCCHE SECCHE
Farina > 300 g
Lievito per dolci > 1 bustina
Zucchero > 60 g
Latte > 170 ml
Olio di semi > 20 ml
Olio EVO > 30 ml
Sale > 1 pizzico
Fichi secchi > 60 g
Prugne secche > 60 g
Albicocche secche > 60 g
Limone > 1
Zucchero di canna > 3 cucchiai
In una ciotola capiente, mescola la farina con il lievito, lo zucchero, un pizzico di sale e la scorza grattugiata di mezzo limone.
Versa a filo il latte, l'olio di semi e l'olio EVO, iniziando a impastare prima con una forchetta e poi a mano.
Taglia a pezzetti i fichi, le prugne e le albicocche secche.
Tienine da parte una piccola manciata per la superficie e incorpora il resto direttamente nell'impasto.
Lavora il tutto velocemente. Non preoccuparti se l'impasto ti sembrerà molto morbido e appiccicoso: deve essere esattamente così.
Ungiti leggermente le mani con un goccio d'olio e trasferisci l'impasto in una teglia da 24-26 cm di diametro, precedentemente oliata o foderata di carta forno.
Stendi uniformemente l'impasto con i polpastrelli fino a raggiungere uno spessore di circa 2 cm.
Distribuisci sulla superficie i pezzetti di frutta tenuti da parte e spennella il tutto delicatamente con un goccio di latte e un filo d'olio.
Cospargendo la superficie con lo zucchero di canna per ottenere una perfetta crosticina dorata.
Cuoci in forno statico preriscaldato a 180 °C per 25-30 minuti, finché la superficie non sarà ben ambrata.
Lascia intiepidire leggermente prima di tagliare a quadrotti e servire.
Questa focaccia è ottima a colazione, ma dà il meglio di sé a fine pasto, servita tiepida e accompagnata da un bicchiere di Vin Santo o di un vino passito strutturato.













