mercoledì 16 maggio 2012

Lonza di maiale al vino rosso con pomodorini al miele

Quello che ho è un amore a tempo indeterminato.
Quello che non ho è una legge sui matrimoni omosessuali.
Quello che ho è la consapevolezza che i genitori omosessuali non crescano figli omosessuali.
Quello che non ho è la possibilità di diventare padre.
Quello che ho sono infinite affermazioni perentorie e ingiustificate.
Quello che non ho è la speranza di essere accettato per quello che sono.
Quello che ho è la cognizione di cosa siano gli affetti e cosa siano gli amori.
Quello che non ho è un governo che mi tuteli nei miei affetti e nei miei amori.
Quello che ho è la percezione che la chiesa abbia smarrito lo spirito di misericordia e carità.
Quello che non ho è uno stato laico che approvi una legge contro l’omofobia.
Stasera a cena, guardando il programma di Fazio e Saviano, abbiamo parlato della giornata mondiale contro l’omofobia e di come l’Italia sia in fanalino di coda del Vecchio Continente in tema di discriminazioni sessuali. Le normative, le leggi vigenti, e la mentalità diffusa sono pesantemente omofobe e favoriscono le discriminazioni nei confronti delle persone che hanno un orientamento sessuale differente da quello eterosessuale. 
È arrivato il tempo di dire basta.

SECONDI > LONZA DI MAIALE AL VINO ROSSO CON POMODORINI AL MIELE

Lonza di maiale > 500 g
Limone > 1 (non trattato)
Pomodori ciliegini > 200 g
Vino rosso > ½ l
Porto > 1 bicchierino
Aceto balsamico > 3 cucchiai
Olio extravergine d’oliva > 5 cucchiai
Miele di tiglio > 3 cucchiai
Cannella > 1 stecca
Fior di sale di Merlot > 1 manciata
Sale > 1 pizzico
Pepe > 1 pizzico

Strofinate la lonza di suino con il fior di sale di Merlot (potete utilizzare anche del normale sale, aromatizzandolo però con chiodi di garofano e pepe in polvere, o direttamente con un pizzico di 5 spezie).
Ungete una padella antiaderente con tre cucchiai di olio extravergine d’oliva e fate rosolare la carne su tutti i lati, quindi sfumatela con l’aceto balsamico.
Trasferite la carne in una pirofila a misura, copritela col vino rosso, aggiungete una stecca di cannella e un pezzetto di buccia di limone.
Dopo la prima ora di cottura rigirate con cura la lonza. Proseguite la cottura per altri 30 minuti.
A cottura ultimata togliete la carne dal forno e lasciatela riposare per 15 minuti su un tagliere. All’interno dovrà risultare tenera e ancora rosata.
Filtrate intanto il vino rimasto nella pirofila, e versatelo nella padella di rosolatura. Aggiungete il Porto, un cucchiaio di miele e lasciate ridurre a fuoco lento, fino a quando il liquido non avrà la consistenza di uno sciroppo.
Tagliate i pomodorini a metà, conditeli con il restante miele, con due cucchiai di olio extravergine di oliva, il sale e il pepe, e fateli appassire in una padella antiaderente per qualche minuto, fino a quando il liquido non si sarà asciugato.
Affettate la lonza, disponete le fette in un piatto di portata e condite con la riduzione di vino rosso.
Servite con i pomodorini al miele.

domenica 6 maggio 2012

Insalata di pollo e avocado con composta di agrumi

Silvia non aveva mai avvertito prima quella sensazione silenziosa e profonda. Sente dolore alle tempie e un senso di stanchezza generale. Sembra il classico mal di testa da digiuno, invece è nostalgia. Aveva già provato un senso di vuoto per la mancanza di Fabio, ma non si era mai svegliata prima cercandolo.
Il ricordo torna ad assalirla mentre si lava, si asciuga, si veste, si spazzola i capelli. Mentre va in cucina e nel silenzio della casa spenta sente solo il rumore dell’acqua che sta bevendo. Mentre fa colazione. Mentre dovrebbe studiare per gli esami di giugno.
Ha davanti un libro aperto, eppure la sua testa viaggia altrove, produce immagini, fantasie. Silvia sa che il tempo lenirà dolcemente questo profondo senso di abbandono, ma non passerà mai l’amarezza di non poter più sperare in un finale diverso.
Scalda l’acqua al microonde, versa il Nescafé e mescola quel tanto che basta per raffreddarlo un po’, prima di portarsi la tazza alla bocca. Non è facile abituarsi a quel gusto amaro, ma ti tiene compagnia a lungo ed è ricco di caffeina. Silvia accende l’iPod, perché il silenzio le fa paura. Poi prende un quaderno e scrive "sofferenza". L’uomo ideale deve aver sofferto. Molto, mai abbastanza, almeno quanto lei. La sofferenza è probabilmente la cosa più importante, ma non basta: sulle sue piaghe devono essersi già seccate le crosticine. Le ferite aperte macchiano i tappeti.

ANTIPASTO > INSALATA DI POLLO E AVOCADO CON COMPOSTA DI AGRUMI

Petto di pollo > 500 g
Avocado > 1
Pomodori datterini > 200 g
Pinoli > 15 g
Marmellata di limoni > 2 cucchiai
Marmellata di arance > 1 cucchiaio
Zenzero > 1 radice
Coriandolo > 1 pizzico
Olio extravergine d’oliva > 5 cucchiai
Sale > 1 pizzico
Pepe > 1 pizzico

Tagliate il pollo in striscioline e fatelo cuocere in 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva in una padella antiaderente.
A fine cottura aggiungete le marmellate e lo zenzero grattugiato e fate rosolare, in modo che il pollo si caramelli.
Togliete la pentola dal fuoco e fate raffreddare.
In un’insalatiera tagliate a pezzetti i pomodorini e l’avocado, condite col restante olio extravergine d’oliva, pepe, sale e coriandolo, e aggiungete il pollo.
Lasciate riposare un'ora in frigo.
Prima di servire, corpargete l'insalata di pinoli tostati.

giovedì 3 maggio 2012

Seppioline in salsa di peperoni allo zafferano

Un fumetto nasce da un’idea, ma ancor più da un’urgenza di raccontare. In questo mi sono sempre rifatto a Scott Fitzgerald: non si scrive per dire qualcosa, ma perché si ha qualcosa da dire. Per me è sempre stato essenziale raccontare di personaggi con una ferita che brucia e non si rimargina, un dolore che possa far sentire loro più intensamente ogni cosa. L’intensità è ciò che ho sempre cercato in una storia. Ciò che voglio raccontare in un fumetto.
Per la mia esperienza di autore è stato fondamentale l’incontro con Vittorio Tondelli. È sui suoi romanzi che ho deciso di raccontare d’amore, di omosessualità, di solitudine e di come sia difficile trovare il proprio posto nel mondo. Ho attinto dalle esperienze di vita, da tutte quelle situazioni reali che si respirano a pieni polmoni a Bologna, perché la città è sempre parte integrante delle mie storie, con le sue strade, i suoi locali, le sue architetture.
Il mio obiettivo è sempre stato squisitamente reazionario: catturare e restituire il sapore di quel preciso stadio della vita in cui è ancora possibile vivere il sogno. Per farlo ho messo a contrasto la forza oggettiva di ogni evento, lo straordinario magnetismo delle situazioni e la semplicità del sogno. Una scrittura che prende in giro la vita, e tutta la vita che entra nella scrittura. Una reale finzione, dove il principio di realtà annulla l’artificio.
Cucinare è un po’ come scrivere. È condivisione, è un atto d’amore, è raccontarsi senza filtri. Gli ingredienti sono sotto gli occhi di tutti. Il segreto è negli incontri.

SECONDI > SEPPIOLINE IN SALSA DI PEPERONI ALLO ZAFFERANO

Seppioline > 600 g
Peperoni gialli > 5
Scalogno > 1
Zafferano > 1 bustina
Vino bianco > ½ bicchiere
Brodo vegetale > 1 mestolo
Zucchero > 1 pizzico
Olio extravergine d’oliva > 4 cucchiai
Sale > 1 pizzico
Pepe di Cubeba > 1 pizzico

Svuotate e pulite le seppioline, eliminando l’eventuale osso contenuto nella sacca, gli occhi e il becco. Lavatele sotto l’acqua corrente e asciugatele con carta da cucina.
Lavate i peperoni, privateli dei semi e degli eventuali filamenti, quindi tagliateli a fettine.
Versate l’olio extravergine d’oliva in una padella antiaderente e fate dorare uno scalogno tritato. Aggiungete quindi le seppioline intere, e fate insaporire per qualche minuto, sfumando col vino bianco.
Unite i peperoni, un pizzico di zucchero, il sale e fate cuocere a fuoco dolce, finché il vino non sarà completamente evaporato.
Sciogliete lo zafferano in un mestolo di brodo vegetale caldo, versatelo nella padella, coprite con un coperchio e proseguite la cottura a fuoco dolce per quaranta minuti, ricordandovi di mescolare di tanto in tanto.
Se il brodo dovesse evaporare troppo rapidamente, aggiungetene altro in cottura, fin tanto che le seppioline non saranno cotte e i peperoni teneri.
Prima di servire, cospargete il tutto con un trito di basilico nero e una spolverata di pepe di Cubeba macinato.

martedì 1 maggio 2012

Nella cucina italiana

"La Cucina Italiana" è il più antico e noto mensile italiano di gastronomia e cultura alimentare. Un punto di riferimento per chi ama cucinare e mangiar bene. Per la mia generazione, per quella dei miei genitori, per quella dei miei nonni. E di certo per quelle che verranno.
Entrare nella sua cucina è stata un'esperienza stimolante: ho cuninato uno dei piatti più cliccati di questo blog, e intanto il fotografo Riccardo Lettieri fermava ogni singolo passaggio della preparazione con i suoi scatti. Mentre tritavo al mixer un pesto di finocchietto selvatico, parmigiano reggiano e pinoli. Mentre lessavo con aglio e salvia i fagioli cannellini ammollati per dodici ore. Mentre sgusciavo i gamberoni e li saltavo velocemente in padella. Mentre cuocevo le linguine in abbondante acqua salata. Fino all'impiatto, il momento più emozionante.
Il risultato? Un profumato piatto di linguine al pesto di finocchietto selvatico con gamberi e cannellini, che potete trovare in un vecchio post o più comodamente sul numero di maggio 2012 de "La cucina italiana".
A presto, con nuovi incontri di gusto!
 

lunedì 23 aprile 2012

Risotto giallo con uva crespina

L’abito che indossi ti crea uno stato d’animo. A seconda di come ti vesti, scegli inconsciamente l’umore della giornata. Si chiama ancoraggio: richiami a comando determinate sensazioni piacevoli per poter disporre di qualcosa di positivo nel momento del bisogno.
Chiudo gli occhi e immagino un armadio a tre ante, ma al posto dei vestiti visualizzo le emozioni che vorrei vivere. Hanno i miei colori preferiti, la mia taglia, il mio profumo. Devo solo scegliere quale indossare: intimità, amore, complicità.
Ripongo l’abito grigio, come quello che indossava Gregory Peck in un vecchio film degli anni Cinquanta. Il grigio è la terra di nessuno, una zona smilitarizzata, un muro di Berlino. È apatico e neutrale, non presuppone nessuna assunzione di responsabilità.
Un vestito blu è più adatto alla serata. Trasmette sicurezza, protezione e fiducia. Rappresenta i legami di cui voglio circondarmi per sentirmi stabile, libero da ogni tensione. Ma soprattutto rappresenta l’unione, la fedeltà.
Infilo una vecchia cravatta kipper ties e la allaccio con un doppio nodo Windsor, grande, triangolare e perfettamente simmetrico. Lucido le scarpe, stringo la cintura, allaccio i primi due bottoni della giacca. La cena è già pronta, la tavola apparecchiata.
Suona alla porta. Gli apro con un sorriso. Buon compleanno, amore.

PRIMI > RISOTTO GIALLO CON UVA CRESPINA

Riso > 5 pugni
Bacche di crespino (berberitzen) > 2 pugni
Prugne secche > 8
Curcuma > 1 cucchiaio
Curry > 1 cucchiaio
Menta > 15 foglie
Cipolla > ½
Brodo vegetale > 1 l
Olio extravergine d’oliva > 5 cucchiai
Sale > 1 pizzico
Pepe di Sichuan > 1 pizzico

Versate l’olio extravergine d’oliva in una padella antiaderente, tritate finemente la cipolla e fatela soffriggere finché non sarà appassita.
Unite le foglie di menta, le bacche di crespino, le prugne secche tagliate a listarelle, il riso e alzate leggermente la fiamma. Quando i chicchi avranno un aspetto traslucido aggiungete la curcuma e il curry, quindi versate il vino e lasciatelo evaporare.
Salate, pepate e aggiungete il brodo bollente, facendolo assorbire pian piano, un mestolo alla volta.
Dopo circa 15 minuti, spegnete il fuoco e mantecate il riso con una noce di burro. Lasciatelo riposare per un paio di minuti prima di servirlo.

lunedì 16 aprile 2012

Costine di maiale con mele e zafferano su insalata di rucola, fragole e porri

Ieri sera, a cena con nuovi amici, ci siamo scoperti subito molto affiatati. Complice il vino, il clima è passato dal poco formale al totale informale. Nessun sospeso, nessun magone, niente da chiarire, ma soprattutto nulla da pretendere gli uni dagli altri. Non sarà vera amicizia, ma è davvero così importante?
Una volta cucinavo piatti sempre diversi per le stesse persone.
Oggi, invece, mi trovo spesso a cucinare gli stessi piatti a persone sempre diverse.
Le mie frequentazioni non sono aumentate. Sono gli amici a essere cambiati.
Fino a qualche anno fa non riuscivo a capire perché si potesse voler rompere un’amicizia. Probabilmente avevo pochi amici ed era naturale per me tenerli stretti. Poi, a poco a poco, ho imparato a dare la giusta importanza al linguaggio del corpo e dei piccoli gesti. Mi sono accorto di come persone per me essenziali fossero in realtà delle semplici amicizie d’orgoglio. Così ho imparato a troncare in maniera netta tanti rapporti secchi, tenuti in vita per dovere. Ho lasciato alcune delle mie vecchie amicizie a Bologna, dando loro una felice eutanasia. Non bisogna per forza sentirsi in colpa. Nessuno stress, nessun rimorso, nessuna simulazione.
L’amicizia può davvero durare per sempre? A me non è mai successo. Si prendono strade diverse per capire quale sia davvero quella giusta, si cambia e non sempre si continua a vedere nella stessa direzione.
Oggi mi dico che la vera amicizia non è quella che dura tutta una vita, ma quella che non dimenticherò per tutta la mia vita.

SECONDO > COSTINE DI MAIALE CON MELE E ZAFFERANO SU INSALATA DI RUCOLA, FRAGOLE E PORRI

Costine di maiale > 8
Pepe lungo del bengala > 3
Fave di Tonka > 2
Brodo vegetale > ½ litro
Zafferano > 1 bustina
Mele > 2
Scalogno > 2
Vino bianco > ½ bicchiere
Burro > 20 g
Olio extravergine d’oliva > 4 cucchiai
Sale > 1 pizzico

Lavate e asciugate le costine di maiale.
Fatele rosolare in una padella antiaderente con 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva, lo scalogno affettato finemente, il pepe lungo del Bengala spezzato e le fave di Tonka grattugiate, quindi sfumate col vino bianco.
Versate il brodo vegetale fino a coprirle, sciogliete lo zafferano e lasciatele cuocere per 40 minuti a fuoco dolce.
Aggiungete le mele sbucciate e tagliate a pezzi, e proseguite la cottura per altri 20 minuti, fino a quando non si sarà asciugato il liquido di cottura.
Servite le costine di maiale calde, con le mele ben rosolate e un contorno di rucola, fragole e porri.

CONTORNO > INSALATA DI RUCOLA, FRAGOLE E PORRI

Rucola > 150 g
Fragole > 100 g
Porro > 1
Arancia > ½
Zucchero di canna > 1 cucchiaino
Senape di Digione > 1 cucchiaino
Aceto balsamico > 2 cucchiai
Olio extravergine d’oliva > 4 cucchiai
Sale > 1 pizzico
Pepe > 1 pizzico

Lavate le fragole e tagliate a pezzi, eliminando il picciolo.
Versatele assieme alla rucola e al porro affettato in una capiente insalatiera.
Preparate un'emulsione con l'olio extravergine d'oliva, l'aceto balsamico, il succo di mezza arancia, lo zucchero di canna, la senape di Digione, il sale e il pepe.
Condite l'insalata con l'emulsione e servitela fresca.

mercoledì 11 aprile 2012

Peperoni ripieni di melanzane, uva secca e pinoli

Ricordo ancora certe cene silenziose. A volte ci si combatte con il silenzio, anche se un silenzio di difesa. Altre volte si tiene il muso per punire. Un broncio offensivo può durare a lungo, e il silenzio non è più uno scudo, ma un’arma.
I silenzi possono essere tremendi, parlano di noi, raccontano il nostro rapporto, la nostra incapacità di comunicare, di fare coppia. Il silenzio è compagno discreto della solitudine perché incarna l’assenza, che è una delle peggiori paure dell’uomo. E la solitudine non è forse la manifestazione più evidente della fragilità della famiglia nella società post-moderna?
Chi tiene il broncio è un essere complicato, che lancia messaggi ambigui, che pretende aiuto e attenzione, ma che allo stesso tempo li respinge, che vuole essere compreso senza dover parlare.
Prima ero così, perennemente imbronciato. Chi adotta un silenzio ostinato e offensivo arriva a distruggere l’autostima dell’altro. Soprattutto all’interno di una coppia, le difficoltà a gestire verbalmente i momenti di confronto possono portare a una sofferenza che non è solo interiore.
Non ricordo esattamente quando sono cambiato, ma non credo di averlo fatto per necessità, quanto piuttosto per amore.
Ieri sera è stata una cena silenziosa. Ma un silenzio liberatorio, di quelli che ti fanno assaporare la quiete. Come il silenzio di quando pedalo lasciando l’argine e attraversando il Parco Urbano per arrivare alle porte di Ferrara. O quello nel mio letto, al caldo sotto il piumone prima di addormentarmi. O la tranquillità di un viaggio su un treno stranamente deserto. Un silenzio di riconciliazione.

CONTORNO > PEPERONI RIPIENI DI MELANZANE, UVA SECCA E PINOLI

Peperoni > 4 piccoli
Melanzane > 2
Menta > 10 foglie
Uva secca gigante > 20 acini
Pinoli > 20 g
Arancia > 1
Pompelmo > 1
Olio extravergine d’oliva > 4 cucchiai
5 spezie > 1 pizzico
Sale > 1 pizzico

Lavate le melanzane, sbucciatele e tagliatele a dadini piccoli. Spolveratele di sale, adagiatele su un piano e lasciatele riposare per un’ora, fino a quando non avranno perso l’acqua di vegetazione. Sciacquatele, asciugatele e fatele saltare nell’olio extravergine d’oliva assieme alle foglie di menta, all’uva secca gigante e ai pinoli.
Salate e insaporite con le 5 spezie e con le zeste di un’arancia e di un pompelmo.
Lasciate cuocere a fuoco lento senza aggiungere acqua, mescolando di tanto in tanto, fino a quando la dadolata di melanzane non sarà tenera.
Lavate i peperoni e tagliate le calotte con un coltello affilato, tenendole da parte. Privateli dei semi e degli eventuali filamenti, quindi riempiteli con le melanzane stufate.
Coprite i peperoni ripieni con le loro calotte e cuoceteli nel forno già caldo a 180° per circa 90 minuti.
Serviteli tiepidi.

martedì 3 aprile 2012

Passatelli allo zafferano in salsa di peperoni, melanzane e olive

Dire ti amo è facile. Quello che viene dopo è un po’ più difficile. Ieri sera eravamo a cena con una serial flopper, un’amica che ha sempre avuto infinite occasioni con un sacco di uomini sbagliati. Passa da una relazione fallimentare all’altra: ogni volta che inizia una storia si chiede se ne varrà la pena, e non fa in tempo a darsi una risposta che gliene è già passata la voglia.
Ero convinto che avesse trovato l’uomo giusto, ma sbagliavo. È tipico delle relazioni sentimentali: a volte da fuori sembrano più belle.
Se fosse andata diversamente starebbero ancora insieme, ma il gioco del se fosse è pericoloso, una volta che ci entri dentro non ne esci più.
Semplicemente era stanca. Crescendo si è ritrovata a rinunciare a delle possibilità, invece che aggiungerne, e così la relazione più importante ed emozionante della sua vita rimane quella che ha con se stessa.
«La maggior parte degli uomini veramente desiderabili è gay» mi dice sempre, «e la maggior parte dei vestiti non ti sta bene». Certo, se guardi il mondo dal punto di vista di un abito, troppo spesso vedi solo un sacco di biancheria sporca.
Ma il vero problema non sarà piuttosto che oggi si finisce con l’amarsi al punto da preferirsi agli altri?

PRIMI > PASSATELLI ALLO ZAFFERANO IN SALSA DI PEPERONI, MELANZANE E OLIVE

Uova > 4
Pangrattato > 200 g
Parmigiano Reggiano > 160 g
Burro > 25 g
Zafferano > 1 bustina
Melanzana > 1
Peperoni > 2
Olive schiacciate > 2 cucchiai
Sale > 1 pizzico
Pepe > 1 pizzico

Impastate energicamente il pangrattato, il parmigiano reggiano, il burro e le uova, aggiungendo lo zafferano sciolto in un goccio di acqua calda.
Una volta ottenuto un composto sodo ben compatto, dividetelo in due palline, avvolgetele entrambe nella pellicola trasparente, e fatele riposare per 30 minuti in frigorifero.
Lavate le melanzane, sbucciatele e tagliatele a dadini piccoli. Spolveratele di sale, adagiatele su un piano e lasciatele riposare per un’ora, fino a quando non avranno perso l’acqua di vegetazione. Lavate intanto i peperoni e tagliateli a listarelle.
Sciacquate le melanzane, asciugatele e fatele saltare nell’olio extravergine d’oliva assieme al peperone e alle olive schiacciate, unendo il sale e il pepe.
Lasciate cuocere a fuoco lento senza aggiungere acqua, mescolando di tanto in tanto, fino a quando la ratatouille non sarà tenera, ma croccante.
Togliete il composto per passatelli dal frigorifero e passatelo nello schiacciapassatelli.
Fate cuocere i passatelli in brodo vegetale per circa 3 minuti, fino a quando non saranno saliti tutti in superficie.
Passate una parte della ratatouille al mixer fino a ottenere una crema.
Condite con questa i passatelli ben scolati, e guarnite con il resto della ratatouille.