lunedì 2 marzo 2026

Yakitori alla Candy Candy

Spiedini yakitori alla Candy Candy

Il 2 marzo 1980 non è stata solo una data sul calendario televisivo, ma l’inizio di un Big Bang emotivo che ha riscritto per sempre le regole dell’animazione e del costume nel nostro Paese.
Esattamente 46 anni fa, il debutto di Candy Candy portava nelle case degli italiani un linguaggio narrativo di una potenza dirompente, capace di polverizzare i record di ascolto e di generare un successo editoriale senza precedenti, col settimanale “Candy Candy” (edito da Fabbri) che arrivò a superare le 400.000 copie vendute a numero.
Quell’anime della Toei Animation, con i suoi 115 episodi e l’iconica sigla dei Rocking Horse da mezzo milione di dischi, è stato la scintilla che ha cambiato la mia vita, spingendomi a trasformare la passione in una vera e propria missione insieme ad Andrea Baricordi, Andrea Pietroni e Barbara Rossi.
Come collettivo Kappa Boys ci siamo fatti ambasciatori del Giappone e di quegli anime (e poi di quei manga) che Candy ci aveva insegnato ad amare, un mondo dove il dolore e la speranza s’intrecciavano in modo adulto e profondo.
Celebrare oggi questo anniversario significa onorare un legame indissolubile tra noi e il Sol Levante. Nel caso di Candy Candy, infatti, l’ambientazione dichiarata è occidentale, ma la matrice dell’opera resta profondamente giapponese.
Manga e anime nascono in Giappone e portano con sé, anche nei dettagli più minuti, una sensibilità visiva e narrativa che a volte supera la coerenza strettamente storica dell’Inghilterra in cui si muove la bionda protagonista. Per questo ho scelto di leggere questi spiedini non come una replica filologica dell’epoca, ma come un dettaglio iconografico passato attraverso uno sguardo giapponese. La mia proposta, quindi, è quella degli yakitori: una ricetta che dialoga con l’origine culturale dell’opera e col linguaggio dell’animazione che l’ha resa indimenticabile.

SECONDI > YAKITORI ALLA CANDY CANDY

Spiedini yakitori alla Candy Candy

Pollo > 4 cosce disossate
Porri > 2
Salsa di soia > 200 ml
Mirin > 200 ml
Sake > 100 ml
Zucchero > 40 g

Immergete gli spiedini di bambù in acqua fredda per 30 minuti, poi asciugateli.
Eliminate la parte verde del porro, l’estremità inferiore con la radice, quindi effettuate un leggero taglio longitudinale ed eliminate le prime due foglie esterne.
Tagliate il pollo e i porri in pezzi di uguale dimensione e infilzali, alternandoli, negli spiedini di bambù.
In un pentolino fate cuocere a fuoco lento la salsa di soia, il mirin, il sakè e lo zucchero finché il composto non si sarà ristretto di circa un terzo del suo volume. Immergte gli spiedini nella salsa ottenuta e cuoceteli su una griglia per circa 5 minuti, girandoli ogni minuto e cospargendoli ogni volta con la salsa.
Tostate in un pentolino i semi di sesamo.
Distribuite gli yakitori sui piatti e cospargeteli con i semi di sesamo tostati.

Per degli yakitori ancor più in stile Candy Candy potete aggiungere al pollo anche salsiccia e bocconcini di lombo di maiale, alternando cipolla a spicchi e peperone.

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