lunedì 4 marzo 2013

Lasagnette invernali con lardo di Colonnata, ricotta di pecora, cavolo nero e crema di cannellini

Vi è mai capitato di dover ricominciare pur non avendo mai terminato, mai smesso neppure per un attimo? È in quei momenti che la pigrizia prende il sopravvento. È come se il nostro corpo staccasse la spina. 
Sono spossato. Stanco di continuare a spendere e perdere energie. Aspetto la provvidenziale influenza di stagione e il mio corpo l’ha intuito, reagendo in chiave psicosomatica. Ho crampi allo stomaco, male alla testa, sonno. Devo reagire, recuperare le forze, e questo può avvenire solo grazie a idee positive.
Ho approfittato di un fine settimana da solo per definire questo mio stato di passività generale. Sento di aver dato tutto al fumetto e di non avere più energie per il resto. Sono diventato pigro. Non la pigrizia del volgare paresseux, beninteso, ma una pigrizia comunque creativa, analoga all’ozio del filosofo. Una pigrizia nobile. 
I pigri hanno sempre voglia di far qualcosa. D’altronde si dice che un vero pigro abbia comunque almeno un interesse. Così, per ritrovare il gusto dell’azione, sono ripartito dal mio piacere per la cucina. Perché nel piacere non c’è sforzo, ed è probabilmente per questo che ai fornelli continuo ad avere un sacco di idee. Come questa lasagnetta invernale, che anche i vegetariani potranno gustare eliminando semplicemente il lardo. 
Assaggiarla ci riconcilia con la vita che abbiamo, perché vivere bene è un concetto relativo, sta a noi trovare il modo di farlo.
Piangere serve solo a farci venire più rughe. Meglio ridere di gusto, allora. Almeno quando saremo vecchi avremo le rughe nei punti giusti.

PRIMI > LASAGNETTE INVERNALI CON LARDO DI COLONNATA, RICOTTA DI PECORA, CAVOLO NERO E CREMA DI CANNELLINI

Sfoglia fresca > 250 g (6 fogli)
Lardo di Colonnata > 120 g
Cavolo nero > 500 g
Fagioli Cannellini > 300 g
Ricotta di pecora > 200 g
Parmigiano Reggiano > 200 g
Brodo vegetale > ½ litro
Aglio > 2 spicchi
Cipolla > ½
Alloro > 3 foglie
Peperoncino > 1 pizzico
Olio extravergine di oliva > 4 cucchiai
Sale > 1 pizzico

Mettete i fagioli cannellini secchi in ammollo per 6 ore.
Nel frattempo pulite il cavolo nero, eliminando le costole più dure, e lavatene le singole foglie con cura.
Fate soffriggere nell’olio extravergine d’oliva gli spicchi d’aglio sbucciati e leggermente schiacciati.
Aggiungete le foglie intere del cavolo nero e lasciatele appassire, bagnandole di tanto in tanto con un mestolo di brodo vegetale.
Regolate di sale, unite un pizzico di peperoncino e proseguite la cottura per circa 30 minuti.
Mettete i fagioli cannellini in una pentola insieme alla cipolla, all’alloro e a un pizzico di sale, coprite a filo con l’acqua e fate cuocere per circa un’ora a fuoco dolce.
Eliminate le foglie d’alloro, quindi trasferite i fagioli e la cipolla nel bicchiere del mixer a immersione.
Riducete il tutto in crema, unendo del brodo vegetale per raggiungere la giusta consistenza cremosa.
Lessate la sfoglia fresca per 2 minuti in acqua salata, un foglio alla volta.
Scolate ogni foglio e immergetelo in acqua ghiacciata, poi asciugatelo tamponandolo delicatamente con uno strofinaccio pulito.
Imburrate generosamente una teglia per lasagne e stendete il primo foglio di pasta sfoglia.
Coprite con qualche fettina di lardo, qualche cucchiaio di crema di cannellini, le foglie stufate di cavolo nero e una manciata abbondante di Parmigiano Reggiano grattugiato.
Stendete gli altri fogli di pasta sfoglia, aggiungendo su ognuno il lardo, la crema di cannellini, le foglie stufate di cavolo nero, alternando di strato in strato il Parmigiano Reggiano e la ricotta setacciata.
Riscaldate il forno e cuocete le lasagnette invernali per 40 minuti a 180°.
Una volta pronte, lasciatele riposare per 10 minuti a temperatura ambiente prima di servirle.

domenica 24 febbraio 2013

Arrosto di vitello al Pastis in salsa di arancio e cacao

«A proposito di politica, ci sarebbe qualche cosarellina da mangiare?».
Dopo settimane di ingerenze elettorali, questa sera a cena mi è venuto spontaneo accogliere i miei ospiti con la celebre battuta di Totò. D’altronde, di cosa avremmo potuto parlare se non di politica?
I risultati di lunedì prossimo saranno particolarmente importanti per la comunità LGBT (acronimo utilizzato come termine collettivo per riferirsi a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender).
Ho sempre atteso con una certa curiosità i risultati delle elezioni. Vedere fotografato il paese in cui vivo rivela continue sorprese, non sempre positive.
Era il 1994 quando il parlamento europeo invitava a riconoscere la parità dei diritti alle cittadine e ai cittadini omosessuali, intendendo, tra le altre cose, il matrimonio o un istituto giuridico equivalente e il diritto degli omosessuali di essere genitori, ovvero di adottare o avere in affidamento dei bambini. Mentre il resto dell’Unione ha intrapreso la strada dei diritti, in Italia la politica, i parlamenti e i governi che si sono succeduti sono rimasti colpevolmente immobili, non riuscendo neppure a varare una legge contro l’omofobia.
Fino a ieri, i parlamentari favorevoli al matrimonio omosessuale si contavano sulla punta delle dita di una mano, mentre oggi sono in molti a schierarsi apertamente dalla parte dei diritti.
Il progresso sta marciando a ritmi travolgenti. Non ci possono più essere scuse. La direzione da prendere è quella della completa e piena uguaglianza, lo dicono i giovani del Pd, lo dicono SEL e Rivoluzione Civile, e lo confermano moltissimi candidati del Movimento 5 Stelle (nonostante il programma dei grillini non dedichi una sola parola alla questione).
Il centro-destra continua a respingere ogni richiesta di uguaglianza, è vero, ma ci sono diverse forze politiche che intendono trovare finalmente soluzioni laiche ed europee per colmare l’abisso che ci separa dal resto del mondo occidentale.
Decidere, insomma, se fare la storia o continuare a essere un freno ai diritti.
I temi etici non riguardano solo gli omosessuali. I figli dei migranti potranno godere automaticamente della cittadinanza italiana? Le donne conteranno maggiormente? E ancora, il reddito di cittadinanza, il testamento biologico, il reato di tortura, il femminicidio…
Oggi più che mai non sottovalutiamo il nostro voto. Sosteniamo chi sostiene i diritti civili.

SECONDI > ARROSTO DI VITELLO AL PASTIS IN SALSA DI ARANCIO E CACAO

Fesa di vitello > 700 g
Burro > 20 g
Cacao > 2 cucchiaini
Pastis > ½ bicchiere
Arancia > 1
Anice stellato > 2
Olio extravergine d’oliva > 3 cucchiai
Sale > 1 pizzico
Pepe > 1 pizzico

Strofinate per qualche minuto la fesa di vitello con sale e pepe, perché il condimento penetri più profondamente nelle fibre della carne.
Per ottenere un buon arrosto è fondamentale legare accuratamente il pezzo di carne da cuocere.
Prendete quindi del filo da cucina e legate la fesa di vitello per il lato corto, da un’estremità all’altra, con una serie di giri di spago paralleli, distanti circa 2 cm l’uno dall’altro. Legate infine la carne per il lato lungo con un ultimo giro di spago.
In alternativa, potete farvela legare direttamente dal vostro macellaio di fiducia.
Rosolate l’arrosto a fuoco vivo in una padella antiaderente con una noce di burro e tre cucchiai di olio extravergine d’oliva. 
Quando l’arrosto è ben rosolato su tutti i lati, unite il Pastis, il cacao e l’anice stellato.
Lasciate evaporare l’alcol del Pastis, poi unite il succo e le zeste dell’arancia.
Coprite con un coperchio, abbassate la fiamma e continuate la cottura per un’ora e mezza, girando spesso l’arrosto e aggiungendo un mestolo di brodo vegetale nel caso si asciugasse.
Quando la carne sarà cotta al punto giusto, toglietela dal fuoco.
Una volta raffreddato (altrimenti si sfalderebbe), tagliate l’arrosto a fettine sottili.
Filtrate il fondo di cottura, quindi fatelo restringere.
Prima di servire, riscaldate la carne e impiattate versando sulle fettine un cucchiaio di fondo di cottura.

Il Pastis è un aperitivo alcolico profumato all’anice tipico della Francia (nasce nella città di Marsiglia). Se non lo trovate, potete sostituirlo con Ricard e Pernod, oppure con Anisetta, Ouzo o Sambuca.

lunedì 11 febbraio 2013

Tartare di filetto e zucchine con mostarda mantovana di fichi secchi e polenta croccante

Il piacere di un sapore, si sa, si concentra nella lingua e nel palato, ma poi va dritto al cuore.
La prima volta che ho baciato Giorgio mi ha subito colpito la sua sapidità. Aveva un sapore che non dovevo imparare a gustare. Sapeva già di buono, come quei dolci coperti di zucchero. Sapeva d’amore.
Aveva uno sguardo carico di dolcezza e di tensione che cercava di mascherare dietro l’arroganza gentile di tanti romani. A un tratto le nostre labbra si erano avvicinate, scambiandosi un leggero bacio. Le nostre bocche si erano sfiorate e ritratte, poi tornate vicinissime l’una all’altra. Ci eravamo baciati di nuovo, per minuti interminabili. Minuscoli baci, poi sempre più intensi. Baci urgenti, febbrili. Avevamo fatto scivolare le nostre lingue tra le nostre labbra. Avidi, affamati, senza quasi respirare. Le nostre lingue si erano intrecciate d’amore, corteggiate con una danza lenta, lentissima, morbida, sinuosa.
In quel momento non ho più avuto dubbi. Non ho più avuto rimorsi, né passato. Solo una grande voglia di rivedere quei suoi occhi affilati, verdi come l’erba d’inverno, e quella sua bocca che sussurra parole e baci.
Il menu di San Valentino sarà leggero e stuzzicante. E questa volta, a cena, si parlerà solo di noi e dei nostri primi cinque anni insieme…

SECONDI > TARTARE DI FILETTO E ZUCCHINE CON MOSTARDA MANTOVANA DI FICHI SECCHI E POLENTA CROCCANTE

Filetto di manzo > 600 g
Polenta gialla > 150 g
Zucchine > 2
Mostarda mantovana di fichi secchi > 4 cucchiai
Olio > 6 cucchiai
Limone > ½
Salsa Worcester > qualche goccia
Sale > 1 pizzico

Tagliate la polenta a cubetti di circa ½ cm di lato e trasferitela su una placca rivestita di carta forno.
Passatela al forno caldo a 210° per 20 minuti, fino a quando non sarà croccante.
Lavate le zucchine, eliminate le estremità, tagliatele a brunoise (ossia in dadini regolari, di circa 2 mm per lato) e conditele con un’emulsione di olio, sale, limone e qualche goccia di salsa Worcester.
Tagliate il filetto di manzo a fettine sottili e poi fatene delle striscioline e infine tagliuzzatele a piccoli tocchetti. Non fatevi macinare il filetto dal macellaio. È un procedimento semplice e veloce, basta un buon coltello affilato, e il risultato premierà il vostro impegno.
Trasferite il vostro trito in una ciotola, unite le zucchine e la mostarda mantovana di fichi secchi (avendo cura di tritare bene i fichi).
Unite infine i cubetti croccanti di polenta.
Impiattate la tartare servendovi di un coppapasta. Completate con un filo d’olio e un cucchiaio di liquido di conservazione della mostarda di fichi.

venerdì 8 febbraio 2013

Moscardini con olio alla liquirizia su salsa di finocchi e pere

Voglio trovare una serenità nuova e diversa, che sia travolgente come il profumo del mare. Voglio andare dritto verso l’obiettivo, anche se spesso non c’è un solo obiettivo, anche se è bello improvvisare.
Faccio troppe cose una dietro l’altra. Un giorno magari verrò ripagato, oppure realizzerò di avere buttato il mio tempo. Forse dovrei fermarmi e aspettare un attimo, ma non posso. Ho così poco tempo e così tante cose da fare. Ho un sacco di progetti, un sacco di impegni. E ogni cosa che faccio dà l’abbrivio anche al resto, impossibile fermarmi.
Mi sono sempre ripetuto quanto sia necessario avere più idee di quante mai se ne realizzeranno. È un mantra che funziona, almeno fino a quando non senti il bisogno di reinventarti. Allora è più difficile darsi delle priorità, saper scegliere. Prima di agire, non distingui più tra ciò che è “urgente” e ciò che è “importante”, con il rischio di far prevalere il primo aspetto sul secondo.
Ieri il tempo si è fermato. Ne ho approfittato per riflettere un po’ sui miei obiettivi e dar loro un nuovo ordine. «Ne varrà davvero la pena?» mi sono chiesto passandoli in rassegna uno a uno. Una buona domanda, per la quale tuttavia non possiedo ancora un’altrettanto buona risposta.

SECONDI > MOSCARDINI CON OLIO ALLA LIQUIRIZIA SU SALSA DI FINOCCHI E PERE

Porro > 1
Finocchi > 3
Brodo vegetale > ½ litro
Pere > 2
Moscardini > 1 kg
Succo di limone (o aceto di vino bianco) > 1 cucchiaio
Olio extravergine d’oliva > 4 cucchiai
Olio alla liquirizia > 4 cucchiai
Sale > 1 pizzico

Mondate e lavate il porro, tagliatelo a rondelle sottili e fatelo appassire a fiamma dolce nell’olio extravergine d’oliva.
Tagliate il finocchio a spicchi, eliminate il torsolo centrale, lavatelo e unitelo ai porri.
Sbucciate la pera, tagliatela a pezzi e unitela al finocchio.
Lasciate insaporire per qualche minuto, quindi aggiungete il brodo vegetale un mestolo alla volta, fino a quando il finocchio non sarà cotto.
Lavate i moscardini sotto l’acqua corrente, strofinando con cura i tentacoli per eliminare i residui di sabbia. Asciugateli con carta da cucina, poi eliminate gli occhi e il becco con un paio di forbici. Rovesciate delicatamente il corpo dei moscardini ed eviscerateli. Gettate i moscardini in acqua bollente per trenta secondi, quindi scolateli e spellateli.
Lessate ora i moscardini in acqua salata acidulata (con qualche goccia di succo di limone o di aceto) per circa 50 minuti. Una volta cotti, scolateli e teneteli in caldo.
Trasferite il finocchio e le pere nel bicchiere del mixer a immersione, tenendo qualche spicchio di finocchio da parte per l’impiattamento.
Riducete il finocchio e le pere in crema, unendo altro brodo vegetale per raggiungere la consistenza preferita.
Stendete un cucchiaio di crema di finocchio e pere sul piatto, adagiatevi sopra i moscardini, guarnite con qualche spicchio di finocchio al tegame e completate con un filo di olio alla liquirizia.

Per ottenere olio alla liquirizia, dovete mettere un bastoncino di liquirizia nell’olio extravergine di oliva e conservarlo per due settimane al buio.

domenica 3 febbraio 2013

Torta di amaretti e pangrattato con fondente e glassa all'arancia

L’altra sera, i miei ospiti mi hanno fatto una sorpresa. Al termine di ogni portata, uno alla volta hanno letto una citazione letteraria sul cibo e la cucina in genere. Antipasto, primo, secondo, contorno, frutta. Dopo il dolce sarebbe toccato a me. Non ero preparato, ma si presuppone che un cuoco abbia sempre un asso nella manica, e così è stato.
Mi è tornata alla mente una frase di Ito Ogawa che avevo sottolineato nel suo Il ristorante dell’amore ritrovato (Neri Pozza Editore). Così ho cercato il romanzo nella grande libreria di casa e ho letto: «Cucinare quando si è arrabbiati, tristi e di cattivo umore è molto rischioso, perché il nostro stato d’animo infelice trasparirà di certo nel gusto e nella preparazione dei piatti».
L’invito è quello di riconsiderare il nostro rapporto con il cibo, sia come espressione di se stessi e delle proprie emozioni, sia come rapporto con gli altri. D’altronde, se il cibo è il fulcro di ogni esistenza, cos’altro può essere ciò che cuciniamo se non una manifestazione d’amore profondo per la vita?
Con grande passione e arte, attraverso la ricerca di sapori semplici e autentici, la protagonista del romanzo trasforma il cibo in piatti talmente prelibati da toccare i sentimenti di chi li assaggia: coppie scoprono l’amore, donne ritrovano passioni perdute, un anziano torna bambino e persino un coniglio riacquista l’appetito. Insomma, grazie all’aiuto della sua cucina, chiunque riesce a ritrovare amore e gioia di vivere. Perfino lei.
Aveva proprio ragione Leon Krier quando disse: «Un tavolo è uno strumento che unisce le famiglie e gli amici e tiene i nemici a distanza».
Ogni pietanza esplode di profumi di speranza e contiene sapori di un dolce passato apparentemente dimenticato. Il vissuto di una vita si concentra in un solo piatto, arricchito però di nuovi accostamenti e nuovi sapori, spinta necessaria per suggerire nuovi progetti a chi lo assaggerà.

DOLCI > TORTA DI AMARETTI E PANGRATTATO CON FONDENTE E GLASSA ALL’ARANCIA

Pangrattato > 100 g
Amaretti > 200 g
Uova > 3
Cioccolato fondente > 100 g
Latte > 250 ml
Amaretto di Saronno > 1 bicchierino
Lievito > 1 bustina
Burro > 1 noce
Sale > 1 pizzico

Per la glassa:

Arancia > ½
Zucchero > 4 cucchiai
Marmellata di arance > 1 cucchiaio

Montate le uova fino a che non saranno soffici e chiare.
Passate gli amaretti al mixer per ridurli in polvere, quindi incorporateli alle uova assieme al pangrattato e al lievito in polvere, aggiungendo a poco a poco il latte e l’Amaretto di Saronno.
Mescolate bene perché non si formino grumi.
Spezzate grossolanamente il cioccolato fondente e incorporatelo al composto.
Imburrate e spolverate con il pangrattato uno stampo per dolci a cerniera.
Versate il composto nello stampo e battetelo delicatamente su un piano per eliminare le eventuali bolle d’aria.
Cuocete in forno caldo a 180° per 45 minuti.
Una volta cotta, sfornate la torta e fatela raffreddare.
In un pentolino, fate intanto sciogliere a fiamma dolce lo zucchero e la marmellata nel succo di mezza arancia. Quando lo zucchero sarà completamente sciolto e avrà assunto la consistenza dello sciroppo, toglietelo dal fuoco e fatelo intiepidire.
Spennellate la glassa di zucchero all’arancia sulla torta e fatela asciugare prima di servire.


domenica 20 gennaio 2013

Seppioline alla vaniglia con bietola selvatica

Vegetariani, a base di carne o di pesce, oppure impreziositi dalle spezie più rare: oggi i menù di Neparliamoacena possono essere cucinati e impiattati direttamente a casa tua.
Per un giorno sarò io il tuo chef a domicilio.
Dopo aver concordato insieme la data, gli orari e il menù più appropriato per i tuoi ospiti, mi occuperò dell’acquisto della spesa, privilegiando sempre i prodotti del territorio. Cucinerò il giorno dell'evento direttamente sul posto, per garantire la freschezza degli alimenti e la genuinità dei piatti. E mi occuperò io stesso di servire le portate in tavola.
Tutto sarà curato nei minimi particolari. Dall’antipasto al dolce. E, al termine del servizio, provvederò a lasciare la cucina pulita come al momento del mio arrivo.
Organizzare una cena non sarà più uno stress: a prezzi contenuti, senza rinunciare alla qualità, sarò felice di prendermi cura di te e dei tuoi ospiti, mentre tu potrai rilassarti senza dover pensare a nulla.
Chiamami per un consulto telefonico. Sono disponibile per un breve sopralluogo nella tua cucina, dove verificherò gli spazi e le attrezzature disponibili. Sarà l’occasione per definire tutti i dettagli e rendere il tuo evento unico.
Un  cuoco a domicilio è la soluzione più adatta per un aperitivo di lavoro o una serata romantica, un ricevimento di gran classe o una cena informale.
Sono a tua disposizione a Ferrara e più in generale in Emilia Romagna e Veneto. Cucino a domicilio da una a un massimo di otto persone.
E se vuoi imparare a realizzare in perfetta autonomia i piatti della serata, puoi prenotare il mio corso di cucina direttamente a casa tua.
Attraverso un vero e proprio show cooking ti svelerò passo passo come cucinare il menù da te scelto. In questo caso, le materie prime e gli ingredienti per la serata saranno offerti dal tuo personal chef…!
I miei corsi di cucina sono indicati sia per i principianti sia per chi è già esperto ai fornelli, e non richiedono particolari attrezzature.
Scoprirai il piacere di una cucina creativa e raffinata, ma veloce da preparare e di grande effetto. Stupire i tuoi ospiti con piatti non convenzionali sarà semplicissimo.
E se vuoi condividere questa esperienza con i tuoi amici, su prenotazione organizzo anche corsi di cucina personalizzati per gruppi.

SECONDI > SEPPIOLINE ALLA VANIGLIA CON BIETOLA SELVATICA

Seppioline > 600 g
Bietola selvatica > 900 g
Ristretto di pomodoro > 1 cucchiaio
Vino bianco > ½ bicchiere
Brodo di pesce > 1 bicchiere
Aglio > 1 spicchio
Peperoncino secco > 1 pizzico
Vaniglia > 1 baccello
Olio extravergine d’oliva > 4 cucchiai
Sale > 1 pizzico
Pepe di Szechuan > 1 pizzico

Svuotate e pulite le seppioline, eliminando l’eventuale osso contenuto nella sacca, gli occhi e il becco. Lavatele sotto l’acqua corrente e asciugatele con carta da cucina.
Fate dorare uno spicchio d’aglio sbucciato in quattro cucchiai di olio extravergine d’oliva, versate le seppioline intere e fatele insaporire per qualche minuto sfumando col vino bianco, quindi aggiungete il brodo di pesce.
Incidete il baccello di vaniglia a metà e prelevatene i semini aiutandovi con un coltello. Unite il baccello di vaniglia e i semini alle seppioline, versate il ristretto di pomodoro, un pizzico di sale, il peperoncino e fate cuocere a fuoco dolce per 30 minuti.
A cottura ultimata, togliete le seppioline dalla padella, tenendo da parte il loro fondo di cottura.
Lavate bene la bietola selvatica, foglia per foglia, e tagliatela a listarelle alte poco più di un centimetro.
Versate la bietola selvatica nella padella utilizzata per cuocere le seppioline, salatela e fatela cuocere a fuoco dolce, aggiungendo a metà cottura un mestolo di fondo di cottura delle seppioline.
Filtrate il rimanente fondo di cottura per eliminare l’aglio e il baccello di vaniglia.
Versate il composto in un pentolino, unite mezzo cucchiaio di farina setacciato e lavorate con un mixer a immersione perché non si formino grumi.
Fate restringere la salsa a fuoco dolce.
Impiattate adagiando le bietole e le seppioline su un mestolo di fondo di cottura ristretto, e spolverate generosamente con pepe di Szechuan.

venerdì 11 gennaio 2013

Food is the New Fashion

Nonostante io abbia gestito per alcuni anni un ristorante fusion a Bologna, la mia attività principale è sempre stata quella di sceneggiatore. Pensavo che la cucina fosse un fatto privato e non avesse quindi bisogno di pubblicità. Poi mi sono reso conto che i miei ricordi avevano in gran parte come sfondo una tavola apparecchiata, e ho capito che la cucina non è solo un fatto privato, ma un momento fondamentale di condivisione, un mezzo per mostrare la mia personalità e la mia creatività, al pari della scrittura. E così ho iniziato a progettare il mio primo libro di cucina.
Questa settimana a svelarlo è il quotidiano "La nuova Ferrara"…

 

domenica 6 gennaio 2013

Biancomangiare con salsa di melagrana e spuma di pinoli

Ieri sera a cena si è parlato a lungo del gioco di squadra. Non in senso sportivo, per carità, ma come metafora di vita. La necessità di fare gruppo è istintiva e primordiale, si basa sul bisogno dell’uomo di interagire con gli altri, per arrivare dove da solo non riuscirebbe. Eppure è difficile tenere insieme una squadra. Più si cresce e più accresce l’individualismo e la competitività. Si perdono di vista i valori del gruppo, si dimentica che siamo una società e che ognuno funziona grazie all’altro. C’è chi resta unito e chi invece vuole evadere dal branco per cercare una propria identità.
In una società egoista e individualista come la nostra, la tendenza comune è quella di considerare come desiderio più appagante per l’uomo la completa realizzazione di se stessi. Il gioco di squadra, però, si costruisce attraverso l’acquisizione di affidabilità e fiducia nei compagni. Fidarsi dell’altro è fondamentale, perché bisogna essere certi che nel lavoro di gruppo il fine condiviso sia il bene comune e non quello personale.
Ho sempre praticato il gioco di squadra. È così che ho imparato a crescere insieme a persone diverse da me. Ed è grazie a questo che ho scoperto il valore del compromesso.
Il lavoro di squadra richiede equilibrio, ma soprattutto maturità. La sua potenza è contagiosa, il suo ritmo è costante ma incessante. In una squadra si lavora tutti e ci si mette in gioco imparando ogni giorno qualcosa di nuovo. Ci vuole spirito di sacrificio. E sudore.
La parola chiave è “condivisione”. Solo così possono coesistere idee diverse e si possono bilanciare equilibri delicati. Il successo del singolo deriva e incrementa il successo del gruppo e viceversa. È questo il fondamento del gioco di squadra, sia che si parli di traguardi sportivi, sia che l’ambito sia quello associativo, aziendale o che ci si riferisca alla democrazia in uno Stato.
Lavorare in gruppo significa imparare a rispettare gli spazi altrui, ascoltare, valutare tutte le possibili idee, aprirsi al confronto con le altre persone e non agire mai di propria iniziativa.
Siamo come una catena alimentare: se si blocca un singolo elemento si rompe il circolo della vita. Mettiamoci quindi in gioco, e scegliamo in ogni team un buon regista, capace di costruire un clima relazionale positivo, meritocratico e con la giusta programmazione per raggiungere passo dopo passo i nostri obiettivi. Qualunque essi siano.

DOLCI > BIANCOMANGIARE CON SALSA DI MELAGRANA E SPUMA DI PINOLI

Pasta di mandorla > 250 g
Limone > 1
Zucchero > 300 g
Amido per dolci > 100 g
Fave di Tonka > 1
Melagrana > 1
Pasta di Pinoli di Sicilia tostati > 200 g
Panna > 500 ml

Versate la panna fresca in un pentolino, aggiungete la pasta di pinoli, 100 g di zucchero e fate cuocere a fiamma dolce, mescolando delicatamente.
Una volta che la pasta di pinoli e lo zucchero saranno perfettamente sciolti togliete la panna dal fuoco e, una volta fredda, conservatela in frigo per una notte.
Sciogliete la pasta di mandorla in un litro d’acqua e filtratela con un chinois (o un colino a maglie strette). Se non avete la pasta di mandorla, potete utilizzare dello sciroppo di mandorla, o direttamente un litro di latte di mandorla.
Scaldate a fiamma dolce il latte di mandorla ottenuto, unite 150 grammi di zucchero, la scorza del limone e una fava di Tonka grattugiata.
Sciogliete intanto l’amido in un goccio d’acqua fredda, quindi unitelo al latte continuando la cottura.
Mescolate fino a quando il composto non inizierà ad addensare, avendo cura di non portarlo a ebollizione.
Togliete la crema dal fuoco e versatela negli stampini inumiditi.
Fare raffreddare, quindi riponetela in frigo per almeno due ore.
Spremete i chicchi di melagrana e filtratene il succo.
In un pentolino antiaderente, unite il succo di melagrana con quello del limone e 50 g di zucchero.
Fate cuocere a fiamma dolce, mescolando fino a quando la salsa non avrà raggiunto la densità di uno sciroppo.
Filtrate la panna ai pinoli con un chinois (o con un colino a maglie strette) e passatela nel sifone per ottenere una spuma soffice. Se il vostro sifone è da un litro, raddoppiate le dosi della panna ai pinoli.
Impiattate il biancomangiare, versateci sopra due cucchiai di salsa di melagrana e guarnite con chicchi di melagrana e spuma di pinoli.

La pasta di pinoli è commercializzata in panetti pronti alla lavorazione, ricavati artigianalmente esclusivamente da pinoli e zucchero. Potete acquistarla su Internet o nei più riforniti negozi di alimentari. Nel caso non riusciate a trovarla, potete passare 200 g di pinoli al mixer, aggiungere un cucchiaio di panna e mescolare fino a ottenere una pasta densa. A questo punto dovrete scioglierla a fuoco dolce nel resto della panna, farla raffreddare e conservarla in frigo per una notte.